venerdì 12 luglio 2013

COME FAR FRONTE ALLA CRISI RESTANDO NELL'EURO

Chi si illude che l'euro "si autodistrugga" o che l'uscita dall'Unione Europea e dall'euro sia dietro l'angolo, si sbaglia di grosso: troppi interessi economici e politici sono in ballo, anche senza tener conto delle ipotesi di coloro che, a nostro avviso sensatamente, vedono dietro la creazione della realizzazione di un progetto totalitario volto alla distruzione degli Stati nazionali e ad una neo-feudalizzazione dell'Europa [1].
I nostri politici appaiono tutti, più o meno senza eccezione, collusi con questo stato di cose, in particolare la cosiddetta "sinistra", ed i media da essi controllati spacciano quotidianamente una visione completamente falsata e distorta della realtà (si veda il caso esemplare della triade Gruber, Scalfari, Floris stigmatizzata nel link sottostante).
http://www.rivieraoggi.it/2013/06/28/168161/gruber-scalfari-floris/?utm_campaign=twitter&utm_medium=twitter&utm_source=twitter

Tutto questo rende altamente improbabile l'ipotesi di una imminente liberazione dall'euro.
E' dunque necessario prevedere delle strategie di sopravvivenza che ci consentano di far fronte all'emergenza che ci attende; e fra queste strategie rivestono particolare importanza le ipotesi di"moneta complementare".
Sia ben chiaro: si tratta di palliativi, che hanno senso se visti come provvedimenti-salvagente. Diversamente si teme che concentrarci su queste proposte ci faccia perdere di vista l’obiettivo principale, cioè l’uscita dall’eurozona come unica alternativa. 
Esiste tuttavia una proposta che, oltre a configurarsi come un'alternativa alla "moneta unica", tiene conto di questo obiettivo: si tratta dei CCF (Certificati di Credito Fiscale) di Marco Cattaneo (affini per molti versi ai "tax-backed bonds" di Warren Mosler [2]), che possono configurarsi anche come strumento propedeutico all’uscita dall’eurozona.
Con questa soluzione  [3] si riducono di 100 miliardi le tasse sulle aziende e di 50 miliardi le tasse sul lavoro, agendo direttamente sul cuneo fiscale [4] e creando 150 miliardi di potere d’acquisto immediatamente. 
Questo senza uscire dall’Euro, senza cancellare o rinegoziare i trattati europei, utilizzando solo i poteri attuali del governo italiano nell’ambito dell’Eurozona.
Vediamo come.


La proposta di Marco Cattaneo: i Certificati di Credito Fiscale

 Come funziona?
Molto semplicemente, il dipendente riceve un’integrazione di reddito sotto forma di Certificati. La misura proposta è il 10%. Se il tuo netto mensile è 2.000 euro, continui a percepire 2.000 euro e, in aggiunta, un Certificato dell’importo di 200 euro (ogni mese).
Il datore di lavoro riceve a sua volta un contributo, sotto forma di CCF, pari al 10% del suo costo totale. Per dare 2.000 euro netti a un dipendente, l’azienda sostiene un costo totale di circa il doppio, 4.000 euro (netto + tasse + contributi sociali ecc.): l’azienda continua a versare 4.000 euro al mese, parte al dipendente, parte al fisco, parte all’INPS. Gli viene però nello stesso tempo assegnato un Certificato di 400 euro di importo.
I CCF assumono valore per chi li percepisce perché sono un equivalente della moneta statale. Lo Stato si impegna ad accettarli, a partire da due anni dopo la loro emissione, per qualsiasi tipo di pagamento dovutogli: tasse, imposte, ticket sanitari, multe ecc.
E se ho bisogno di monetizzarli in anticipo? Il progetto prevede di emettere ogni anno circa 150 miliardi di CCF, che verranno poi utilizzati due anni dopo l’emissione. Ci saranno quindi costantemente in circolazione circa 300 miliardi di CCF: quelli emessi nell’anno in corso e quelli dell’anno precedente. Hanno un valore di utilizzo finale certo, in quanto lo Stato li accetterà illimitatamente. Potranno essere monetizzati in anticipo perché si verrà a creare un mercato, esattamente come per i titoli di Stato: vado in banca e li vendo con un piccolo sconto calcolato con tassi analoghi a quelli di un BOT a due anni.
Il compratore sarà un soggetto che li utilizza, alla data finale, per soddisfare oneri che avrà nei confronti dello Stato.
Ma perché è previsto un utilizzo differito, dopo due anni? Perché se l’utilizzo fosse immediato, sarebbe come attuare subito una forte riduzione delle imposte. Questo graverebbe sul deficit pubblico. Con il differimento, invece, lo sgravio fiscale produce, a parità di condizioni, un aumento del deficit solo dopo due anni: ma a quel punto, proprio grazie alla maggiore disponibilità economica, si è prodotta una forte ripresa e quindi maggiori entrate fiscali, che compensano l’utilizzo dei CCF.
Si produrrà una forte ripresa dell’economia perché circolerà molto più potere d’acquisto, da un lato, e i costi delle aziende si abbasseranno fortemente, dall’altro. 
Quindi più domanda interna, più competitività nelle esportazioni, possibilità di proporre beni e servizi a condizioni migliori ai clienti sia italiani che esteri.
Soprattutto, i Certificati emessi non sono un incremento del debito pubblico perché non esiste un impegno di rimborso. Lo Stato italiano non darà, alla scadenza, euro a rimborso dei CCF: li accetterà a pagamento delle sue spettanze, esattamente come avviene per la moneta.
  
I certificati proposti da Cattaneo puntano al fatto che in due anni il reddito nominale dell’Italia cresca di almeno 300 miliardi circa, per cui, anche se lo Stato perde 150 miliardi di tasse, a regime lo si compensa con l’incremento di reddito (di cui quasi metà finisce in tasse). Semplificando, dopo due anni lo Stato si ritrova 150 miliardi in meno di incassi (tasse): Cattaneo calcola che l’iniezione choc di 150 miliardi l’anno nell’economia produca un reddito nominale addizionale anche di 400 miliardi (in ogni caso più del doppio dei 150 miliardi annui persi di tasse).
Questo discorso sulla riduzione di tasse tramite i CCF va integrato con una adeguata strategia per quanto riguarda i titoli di Stato: infatti il mercato finanzario può ugualmente attaccare l’Italia, poiché vede lo Stato italiano rinunciare a 150 miliardi su 714 di entrate "scommettendo" sul rimbalzo dell’economia per recuperarli in due anni. Si può dunque avere un attacco speculativo sui BTP.
Bisogna dunque smettere, per un certo periodo (indicativamente due anni), di emettere BTP, sostituendoli con BOT, e stipulare un accordo con le banche italiane perché li acquistino all’1% o ad un rendimento leggermente superiore al loro costo medio di raccolta. Questo riduce automaticamente il costo dell’indebitamento e taglia fuori il “mercato”, perché per due anni sono le banche italiane ad acquistare i BOT.
Possono farlo? Certo che sì: i BOT non richiedono capitale addizionale, secondo gli accordi di Basilea.
Per ovviare al potenziale problema di mancanza di fondi per finanziare il rimborso dei CCF dopo 2 anni, potrebbe essere previsto un meccanismo "revolving", che consentisse un "premio" sul nominale in caso di rinnovo del CCF anziché di richiesta di rimborso. In parole povere, a scadenza si può offrire l'opzione di utilizzare i CCF oppure rinnovarli "a premio" (esempio: invece di "incassare" un CCF di 100 €, si può dare l'opportunità di scegliere tra il rimborso o il rinnovo a 110 €, con un premio del 10% sul nominale nel caso in oggetto).
  
A detta dello stesso Marco Cattaneo, che di recente ha avuto un interessante e costruttivo confronto con Warren Mosler in proposito[5], il ricorso ai CCF non è da considerare un semplice palliativo, ma una vera e propria alternativa all'uscita dall'euro ove questa non risultasse praticabile, quasi altrettanto efficace sul piano economico. Infatti, "grazie al fatto che una parte significativa delle emissioni di CCF riduce il costo del lavoro effettivo per le aziende italiane, è possibile riportarne la competitività ai livelli della Germania. Più in generale, l’emissione di CCF può essere effettuata da tutti i Paesi appartenenti all’eurozona la cui competitività è oggi peggiore rispetto a quella dell’ex area marco. In questo modo, otteniamo effetti di riequilibrio analoghi a quelli che, in un regime di cambi flessibili, sono conseguiti mediante un riallineamento valutario.
I CCF sono quindi uno strumento che:

I.    dà alle economie in situazione di domanda depressa la possibilità di espanderla, e quindi di produrre una forte ripresa dell’attività economica, mediante emissione di uno strumento di natura monetaria;
II. consente di eliminare le differenze di competitività dei vari Paesi appartenenti all’eurozona, senza passare tramite manovre di deflazione salariale e compressione dei redditi."

In tal senso, osserva ancora Cattaneo, essi sono "una soluzione sostenibile nel tempo, appunto in quanto rimuovono le due principali cause di inefficienza del sistema euro.
E’ vero che, successivamente all'introduzione dei CCF, saranno necessarie azioni di “fine tuning” per tener conto dell’evoluzione delle variabili economiche - tra cui future ulteriori differenze di competitività che venissero a determinarsi all’interno dell’eurozona: per esempio modificando la dimensione delle emissioni di CCF, l’allocazione tra imprese e lavoratori, le caratteristiche di progressività, eccetera; ma questo rientrerà in un normale processo di gestione della politica economica italiana (e degli altri Paesi che adotteranno lo strumento CCF).

Resta peraltro aperta anche la possibilità che, nel giro di qualche anno, l’utilizzo dei CCF si incrementi (ad esempio, quote di spesa pubblica potrebbero essere pagate con CCF di nuova emissione, via via che aumenterà la consuetudine e l’accettazione del pubblico). I CCF possono quindi anche essere uno strumento propedeutico all’uscita dall’eurozona, mediante un meccanismo graduale e senza le complicazioni organizzative, tra cui la necessità di procedere in segretezza, che un break-up “secco” necessariamente implica."
La conclusione di Cattaneo è che "il progetto CCF risolve entrambi i problemi fondamentali dell’attuale assetto dell’eurozona: permette di attuare, nei Paesi in difficoltà, politiche di sostegno della domanda finanziate da espansione monetaria; e riallinea la competitività dei vari Paesi con un’efficienza simile a quella consentita da un regime di cambi flessibili.
Inoltre, lascia aperta la strada dell’uscita dell’eurozona, e consente di attuarla in forma “morbida” e non caotica."



Pubblicato da:
ECONOMIA5STELLE
http://arjelle.altervista.org/Economia/Pillole/CCF.htm





[1] Si veda ad esempio Alain Parguez, For Whom Tolls the Monetary Union: The Three Lessons of the European Monetary Union”, 
oppure http://economiaepotere.forumfree.it/?t=61022468

[2] http://arjelle.altervista.org/Scenari/Scenario4_Epic.htm#4b

[3] http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/01/certificati-di-credito-fiscale-per.html

[4] Il cuneo fiscale o cuneo contributivo è rappresentato dalla differenza tra l'onere del costo del lavoro e il reddito effettivo percepito dal prestatore d'opera o lavoratore. In pratica è la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto incassato effettivamente dal lavoratore, essendo il restante importo versato al fisco e agli enti di previdenza e pensionistici (INAIL, INPDAP, INPS) tramite imposte contributive.

[5] http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/06/una-conversazione-con-warren-mosler.html

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BREVE COMMENTO

Si potrebbero fare alcune obiezioni su determinati punti:

1- Bisogna dunque smettere, per un certo periodo (indicativamente due anni), di emettere BTP, sostituendoli con BOT, e stipulare un accordo con le banche italiane perché li acquistino all’1% o ad un rendimento leggermente superiore al loro costo medio di raccolta.
E' possibile fare un tale accordo all'1% con banche che in fondo obbediscono alla BCE, che certo non vedrà molto di buon occhio i CCF ?

2- ..vero é che, successivamente all'introduzione dei CCF, saranno necessarie azioni di “fine tuning” ..... ma questo rientrerà in un normale processo di gestione della politica economica italiana ...
Ma l'Italia ha questa libertà di gestione della politica economica?
Qualche dubbio c'è....

Risponde l'autore

Su 1 e 2 il tema e' politico. Quello che posso dire' é che i CCF sono compatibili con il mantenimento in essere dell'euro zona e anzi se non si introduce un meccanismo di flessibilità i rischi di non riuscire a mantenerla in essere sono ineliminabili... In un mondo razionale la BCE dovrebbe essere in prima linea a supportare il progetto !
Quanto a 1 tra l'altro e' un accorgimento precauzionale, ma il progetto CCF si regge anche senza.

Questo progetto dei CCF assomiglia molto ai MEFO,introdotti dalla Germania negli anni '30,anzi il meccanismo é lo stesso,e funzionò benissimo...25% di disoccupazione azzerata in un paio d'anni....da Weimar a prima potenza economica europea.
I MEFO erano anch'essi certificati di credito fiscale (CCF) furono però introdotti per un motivo diverso: la Germania aveva la sua moneta ma voleva finanziare spesa pubblica tramite un meccanismo monetario che non figurasse nelle statistiche ufficiali in quanto parte della spesa era per riarmo, in violazione del trattato di Versailles. E non c'era bisogno di applicarla al cuneo fiscale perché non c'era un problema di competitività e bilancia dei pagamenti.

Per i Mefo vedi


http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/01/il-banchiere-di-hitler.html
- http://blog.libero.it/Zardoz73/commenti.php?msgid=12063927&id=403009

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