mercoledì 31 luglio 2013

L’ITALIA ANTIKEYNESIANA (1981-2013)

Una leggenda si aggira per l’Italia: il nostro sarebbe un paese keynesiano.


1) Nel 1981 la Banca d’Italia e il Tesoro “divorziano”. Lo Stato quindi perde il controllo sui tassi di interesse dei titoli e deve ricorrere ai mercati finanziari come fonte di finanziamento. Keynes riteneva invece che lo stato dovesse controllare i tassi di interesse. Risultato: il debito pubblico incomincia ad aumentare rapidamente.

2) Durante gli anni ’80, al contrario di quel che quasi tutti credono, la crescita della spesa primaria (cioè al netto degli interessi) si arresta. Alla fine degli anni 80 mentre tornano a salire le tasse …



… e a partire dai primi anni 90 l’Italia produce sistematicamente avanzi primari fino ad oggi (con la sola eccezione del 2009, quindi oltre 20 anni, a prescindere dal ciclo), mentre è in deficit considerando la spesa per interessi. La conseguenza è che lo Stato toglie risorse all’economia reale e le sposta verso la rendita mentre i mercati stabiliscono i tassi di interesse.
Keynes invece proponeva l’eutanasia del rentier. Siamo così bravi nei “sacrifici” da fare sfigurare anche i virtuosi tedeschi.


3) Negli anni 90 vengono privatizzate tutte le banche pubbliche.
Keynes invece parlava di una “socializzazione di una certa ampiezza dell’investimento”.
Al di là delle banche, l’entità delle privatizzazioni è seconda solo alla Gran Bretagna della Thatcher(*)
Insieme ai “panettoni di stato” si privatizzano anche imprese strategiche e relative reti (Telecom).

4) Soprattutto sotto i governi Berlusconi si procede ad appiattire la curva delle aliquote fiscali,che invece Keynes riteneva dovesse essere ripida per mantenere alta la propensione al consumo.

5) Nel 1998 l’Italia aderisce all’euro, una moneta unica basata sull’idea di una banca centrale indipendente (secondo il postulato neoclassico delle “aspettative razionali”), un bilancio pubblico molto piccolo e mai in disavanzo, nessun riequilibratore automatico federale, nessun sistema che impedisca sistematici deficit/surplus delle partite correnti e criteri macroeconomici che limitano l’autonomia fiscale degli stati membri, senza alcuna compensazione “federale”.
Ovvero esattamente il contrario delle prescrizioni keynesiane.

6) A partire dagli anni ’70 gli scambi commerciali e i movimenti di capitale vengono liberalizzati senza alcun meccanismo di riequilibrio.
Cioè l’opposto di quanto Keynes propose a Bretton Woods. Il mercato unico europeo è l’apoteosi di questa politica.

7) Con la cosiddetta “legge Draghi” si procede alla liberalizzazione del sistema bancario abolendo la vecchia legge bancaria, mentre (come sanno anche i sassi) il keynesismo prescrive una forte regolamentazione delle banche (come con il Glass-Steagall Act) e la “repressione” dei mercati finanziari.

8) Con la crisi dei debiti sovrani l’Italia decide di applicare un’austerità ancor più dura che nei 20 anni precedenti, tagliando la spesa e aumentando le imposte nel tentativo di raggiungere il pareggio di bilancio (inserito peraltro in Costituzione).
Il risultato, come prevedono i modelli keynesiani, è che il PIL si riduce più dell’aggiustamento fiscale, portando così a crescere il rapporto debito/PIL.

La sintesi è che abbiamo fatto l’esatto opposto di quanto prescrivevano Keynes e i Keynesiani.
Sostenere che siamo nei guai perché siamo stati “troppo keynesiani” facendo deficit (in realtà accumulando avanzi sistematici) suona piuttosto ironico
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(*) UK: 13,4% del PIL periodo 1984-1996; ITA: 12,3% periodo 1992-2003.
Alberto Quadrio Curzio ha calcolato una classifica differente tenendo conto di periodi più estesi e senza rapportare al PIL: “Dal 1985 al 2012 l’Italia ha effettuato dismissioni (sia dello Stato che degli Enti locali, sia parziali che totali) con introiti per 157 miliardi di euro correnti preceduta nella Ue25 (senza Bulgaria e Romania) solo dalla Francia (174 miliardi) e seguita da Regno Unito e Germania”.
Il Sole 24 Ore: http://24o.it/CR3zQ

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Fonte: http://keynesblog.com/2013/07/31/litalia-antikeynesiana-1981-2013/

da Fabio Di Lenola - pubblicato su NO EUROPA - https://www.facebook.com/groups/noeuropa/

lunedì 29 luglio 2013

IL DIBATTITO POST-MORTEM MMT VS AUSTRIACI

(parte II di V: operazioni monetarie vs politica economica – Rohan Grey.)

Come sarà chiaro a chiunque guardi l'intero confronto, c'era veramente poco scontro alla fine del dibattito sulla meccanica di funzionamento del sistema monetario moderno:


Murphy: In particolare, ciò che rende gli austriaci diversi dalle altre scuole di pensiero, anche le altre scuole favorevoli al libero mercato come gli economisti di Chicago - Milton Friedman, o ragazzi come lui – è che gli austriaci hanno una visione particolare di ciò che fanno i tassi di interesse.
Così gli austriaci dicono "guarda, il tasso di interesse è un prezzo e, in questo senso, è come qualsiasi altro prezzo - comunica informazioni sul mondo reale. Non è un numero arbitrario - significa davvero qualcosa - e se il tasso di interesse di mercato dovrebbe essere del 7 per cento e la Federal Reserve lo porta allo 0,25 per cento, questo rovinerà tutto.

(...)

(Parte I) (Parte II)

Murphy: (…) Supponiamo sia vero che Greenspan non abbia fatto un favore all’economia, che non ci abbia dato un atterraggio morbido (tagliando i tassi di interesse) (…) cosa succederebbe se questo non fosse vero?! E se tutto ciò che avesse fatto fosse stato quello di rimandare gli aggiustamenti necessari in risorse reali; e quindi la crisi che ha colpito alla fine del 2008 fosse stata di gran lunga peggiore di quello che sarebbe accaduto se fossimo stati nei primi anni del 2000 (…)

Così gli austriaci dicono che quello che Bernanke ha fatto, è far sembrare quello che ha fatto
Greenspan un gioco da ragazzi. Bernanke ha pompato più soldi di tutti i precedenti Presidenti della Fed, due volte. Invece di portare i tassi di interesse all'1% e tenerli fermi per un anno, quello che ha fatto Greenspan, Bernanke li ha portati fino praticamente ad essere pari a zero, tenendoli lì per diversi anni, e sta promettendo di farlo a tempo indeterminato fino a quando finalmente inizierà a funzionare.

Quindi, se pensate che i tassi di interesse servano a qualche tipo di funzione, se si pensa che comunicano le informazioni e che spingerli giù scombina le cose, allora quello che Bernanke sta facendo è davvero un male. E così un sacco di austriaci pensano "sì, ci ha risparmiato la crisi immediata che sarebbe accaduta nel tardo 2008, prima metà del 2009, il governo ha appena fatto un passo indietro per lasciare che le cose si dipanino, ma è non ci sta risparmiando l'agonia. La sta solo rimandando”.

Quindi non sappiamo quando questa colpirà, ma ad un certo punto ci sarà una resa dei conti, perché non si può avere la vera prosperità stampando denaro per darlo ai ricchi banchieri di investimento che hanno fatto scelte di investimento sbagliate, questo è quello sta facendo Bernanke.

(…)

Mosler: Parliamo di tassi di interesse. Cerchiamo di tornare fino alla parola "tasso di interesse". Quello che la MMT riconosce è che i tassi di interesse significano due cose diverse, a seconda che si abbia una politica di tasso di cambio fisso oppure una politica di tasso di cambio fluttuante.

(…) Qualsiasi operatore di cambio straniero - e correggetemi se sbaglio - vi dirà che se non ci saranno o ci saranno pochi dollari di Hong Kong, i tassi di interesse saliranno. Ma se succede la stessa cosa in yen giapponesi, come appena successo, lo yen scende ed il tasso di interesse a breve termine rimane esattamente lo stesso.
Abbiamo che succedono due cose completamente diverse per un sistema monetario in cui si dispone di una politica di cambio fisso rispetto a quello con una politica di tasso di cambio fluttuante.
Quindi quello che vorrei dire è che quello che il dottor Murphy sta descrivendo è senza dubbio valido in una politica di cambio fisso, come sarebbe un gold standard, o qualcosa di simile al dollaro di Hong Kong, o al Peso argentino quando è stato ancorato al dollaro.
Ed in effetti, se si guardano gli autori originali di economia austriaca, erano tutti nel contesto generale di tassi di cambio fissi. Non che abbiano sempre creduto in loro o che li abbiano consigliati, ma era il contesto generale di ciò che stava accadendo e che descriveva al meglio ciò che stava accadendo in quel momento.
Oggi siamo in un contesto completamente diverso. Siamo in un contesto di tassi di cambio fluttuanti, ed è completamente diverso.
(…)

Murphy: fatemi solo tirare le conclusioni politiche dal punto di vista austriaco (…), la raccomandazione austriaca è quella di dire "lasciate che i prezzi di mercato facciano il loro lavoro. Se la Fed ha, infatti, favorito un boom insostenibile tenendo i tassi di interesse artificialmente bassi, quindi la cosa peggiore del mondo è quello di spingere i tassi di interesse fino in fondo di nuovo e pensare “oh, stiamo per affrontare questo con un atterraggio morbido” - si sta solo impostando un altro boom e un altro fallimento. E così la Fed non dovrebbe fare questa cosiddetta politica espansiva".

(…)

Mosler: Penso che siamo entrambi “guidati” dalla stessa cosa, ma io guardo la cosa dal punto di vista di un tasso di cambio fluttuante, nel contesto di una moneta non convertibile, voi guardate la cosa da un contesto di tassi di cambio fissi. 
Non lo direi mai per un tasso di cambio fisso, ma lo direi per un sistema fluttuante, ed ecco perché. Come è l'interferenza del governo nel mercato dei tassi di interesse? E’ di due forme.

Prende la forma di titoli emessi dal Tesoro, o della Fed che paga degli interessi sulle riserve.
Se il Tesoro non rilascia titoli, che è un’interferenza del tasso di interesse e se la Fed non paga interessi sulle riserve, poi si arriva ad avere un tasso di interesse pari a zero.
Così il tasso di interesse pari a zero è la condizione di un mercato a tasso di cambio fluttuante senza  interferenza del governo. Il governo interferisce nello spingere i tassi al di sopra dello zero. Quindi, se i tassi sono a quattro, è perché il governo li ha spinti a quattro. Se sono a sei, è perché il governo li ha spinti.
Non è perché c'è qualche tasso naturale di sei. Questo sarebbe proprio di un tasso di cambio fisso. Si ha quel tasso naturale, perché si ha concorrenza.

Carney [moderatore n.d.t.]: Così non abbiamo alcun tasso naturale in questo momento?!

Mosler: È zero.

(…)

Carney: Questa domanda è per Bob. La teoria del ciclo economico austriaco insiste sul fatto che i capitalisti sono tratti in inganno dai tassi di interesse artificialmente bassi fallendo nella allocazione del capitale.
Ma dato che abbiamo una sorta di accordo su come funziona il nostro sistema attuale, non dovrebbe quello essere finito?! Significato, perché mai qualsiasi imprenditore razionale dovrebbe guardare ad un tasso di interesse fissato dalla Federal Reserve e pensare che è indicativo dei risparmi del popolo americano, o della quantità che viene immagazzinata di alcune commodity, quando sappiamo che non è vero?

Murphy: Certo. Quello di cui John sta parlando è nelle esposizioni classiche della teoria austriaca canonica del ciclo economico, la lingua che ragazzi come Mises e Hayek avrebbero utilizzato è che :
"quando il governo o le banche creano credito artificialmente e spingono verso il basso i tassi di interesse, questo dà l'illusione che vi sia stato un risparmio più genuino rispetto a quello che c’è stato davvero. Quindi ci sono più beni capitali rispetto a quelli realmente disponibili, così comincia il boom insostenibile".
Ed ha ragione – loro fanno sembrare questo come se gli uomini d'affari siano ingannati. E penso che a rigor di termini non è necessario per la teoria - il fatto è che quei prezzi funzionano, ci sono gli incentivi e se si abbassa il prezzo, questo induce la gente a prendere in prestito ed a investire più di quello che realmente dovrebbe fare. E così, sì, anche se si avesse un’intera popolazione interamente dedita alla teoria austriaca del ciclo del business (…), si rovinerebbero le cose.
Proprio come se il prezzo del petrolio continuasse ad essere 100 dollari al barile, ed il governo in qualche modo lo portasse a 40 dollari, questo rovinerà tutto. Provocherà dislocazioni della domanda e dell'offerta.

(…)

Mosler: Sono d'accordo che con monopoli come quello - per esempio, l'OPEC al margine, loro determinano il prezzo e hanno capacità in eccesso e quant'altro. Hanno 3, 4 milioni di barili, 5 milioni di barili al giorno di capacità in eccesso, e questo impedisce la compensazione del mercato ed altera il mercato del greggio. Quindi, ogni volta che c’è un monopolista coinvolto, non si ha più un mercato competitivo. Si è all'estremità opposta dello spettro.

La mancata risposta di Murphy per l'affermazione di Mosler che "il tasso naturale di interesse su una moneta fiat fluttuante è pari a zero" è stata, a mio parere, una concessione implicita al fatto che la  narrativa convenzionale del ciclo economico austriaco con l’interferenza del governo e con altrimenti diversi tassi di interesse "naturali" è in gran parte inapplicabile per l'attuale sistema monetario degli Stati Uniti.
Quindi, quando Murphy riformulata la critica austriaca lontano dalla distorsione del tasso di interesse ed in direzione di una obiezione generale al monopolio della valuta del governo, ha, in modo efficace, improntato il dibattito lontano dalla politica monetaria e dal reame della teoria politica. È interessante notare che Mosler è apparso abbastanza in sintonia con le idee politiche di Murphy:

Carney: Dr. Murphy, come risponde a questo?! È la preoccupazione che il governo spinga verso il basso i tassi di interesse solo una sbornia da valuta delle materie prime, non applicabile oggi, oppure una parte del problema è anche il fatto che il governo ha preso il controllo della moneta?

Murphy: Così sì. Anche se fosse vero che tutto ciò che Warren sta dicendo è corretto - se si parte dal presupposto che la Fed ha un tale controllo sul sistema bancario e che il governo è l'emittente della nostra moneta ed il suo corso legale per tutti i debiti e così via - anche se tutto il resto che ha detto è esatto vorrei ancora dire "ok, ma io non sono d'accordo in primo luogo che sia un buon sistema da impostare, quindi perché stiamo lasciando che il governo abbia un tale controllo sul denaro e sul ‘bancario’?!"

Mosler: Nemmeno io non sono necessariamente d’accordo.

Murphy: Ok, stiamo facendo progressi nel dibattito - cercheremo di ottenere qualche scontro, forse nel secondo tempo.

Di conseguenza, l'unico disaccordo puramente economico rimasto, nella misura in cui potrebbe essere definito un disaccordo, era finito sulla questione retorica del ritenere o no opportuno l'avvio di un'indagine di politica macroeconomica con la premessa che il governo godeva di un monopolio pubblico sulla moneta in virtù del suo potere coercitivo di tassazione.
Su questo tema, Murphy sembrava essere d'accordo in linea di principio con l'argomento chartalista [e/o cartalista n.d.t.] di Mosler ai termini del quale lo Stato determina ciò che è denaro quando sceglie "quello che è necessario per pagare le tasse" (o come alcuni MMTers lo chiamano, "TWINTOPT"). Tuttavia, egli ha sostenuto che, poiché la tassazione era coercitiva, l’adozione acritica della MMT dei principi chartalisti era equivalente ad avallare implicitamente la violenza dello Stato:

Murphy: Per quanto riguarda le proposte di Warren (…) non è che penso che le cose del suo libro siano  necessariamente sbagliate, anzi con alcune sono d'accordo con tutto il cuore. E anche quello che sta dicendo è tecnicamente corretto, ma è molto fuorviante e anche di più, fino al punto che qualcuno potrebbe erroneamente concludere, da ciò che egli dice, che sia tecnicamente vero qualcosa che in realtà è la cosa sbagliata da fare. Quindi, permettetemi di fare questa analogia:
Ci sono una moglie ed un marito seduti al tavolo, che stanno guardando il bilancio familiare e l'uomo dice: "Sai una cosa, tesoro, sto guardando le spese di famiglia e dobbiamo tagliare questo e quello. Ho bisogno di un secondo lavoro. Questo è l'unico modo per far quadrare il bilancio", ma poi realizza – e comincia: “no, no, no. Metterò una maschera da sci e deruberò i negozi di liquore. Non siamo più 'costretti' dal nostro bilancio”. E lei dice: "che cosa sei pazzo? Facendo questo, ed utilizzando troppo questa ‘politica’ finirai in prigione". Ma lui continua: "ok, hai ragione, ma voglio solo mettere a fuoco il 'vero' vincolo. Non si tratta del nostro bilancio, ma di me che vado in prigione. Così facciamo che almeno solo ora stiamo chiaramente pensando alle cose limitanti il nostro comportamento e la nostra spesa".

Ok, quindi è quello che ci ha detto il marito ciò che non va? Beh, tecnicamente no, ha ragione. L'ultima cosa che ti impedisce di spendere troppo è che andrai in prigione se “aggredirai” i negozi di liquore, non che è necessario ottenere un posto di lavoro ed un reddito (…)

Mosler: Quello a cui dobbiamo guardare è la differenza tra l'emittente e l'utente di qualsiasi cosa (…). L'emittente di qualsiasi cosa non può raccogliere nulla fino a dopo che “l’ha messa” in circolazione. Allo stesso modo, il governo degli Stati Uniti è l'emittente del dollaro USA in questo senso: i dollari usati per pagare le tasse vengono solo dal governo degli Stati Uniti, oppure sono falsi.

(…) Questa è la differenza, ed è per questo che una famiglia si mette nei guai, perché devono raccogliere prima di spendere. Gli Stati Uniti non possono essere in quella posizione con una valuta a tasso di cambio fluttuante.

(…)

Murphy: Prima di tutto, John ha chiesto a Warren "sei a favore delle rapinare ai negozi di liquori?" E lui non ha negato (…) Penso che questo sia davvero il punto cruciale del disaccordo (…) [A]l meglio, direi che lui sta mostrando che "dato che il governo sta andando a monopolizzare l'offerta di moneta, tutte le mie cose conseguono." Direi, comunque, che non è un buon sistema, perché non credo che il governo dovrebbe essere nel business della produzione di denaro. La maggior parte di noi sono d'accordo che il governo non dovrebbe essere nella produzione di automobili, così perché dovremmo lasciare che il governo produca il denaro, che è il bene più importante?

Purtroppo, Murphy non ha offerto alcuna spiegazione del perché lui crede che un sistema di moneta alternativa sarebbe necessariamente meno coercitivo. Come risultato, il suo caso “negativo” annaspava quando Mosler ha accettato la critica sul valore nominale e ha sfidato Murphy nell’articolare un'alternativa migliore:

Mosler: Mi piacciono queste persone che si riuniscono e dicono "noi odiamo governo, ci metteremo assieme e saremo d’accordo nel farlo." Beh, questo è il governo. E così si comincia e si dice: "beh, ci piacerebbe avere un esercito. Ci piacerebbe avere un sistema legale". Beh come si fa a convincere la gente a passare dal sistema privato al sistema pubblico?
Si potrebbe chiedere a dei volontari - non funziona molto bene. E' stato provato. Il modo in cui lo facciamo - ora si potrebbe trovare un modo migliore - è schiaffare una tassa in qualcosa che nessuno ha, così, al fine di ottenere i fondi per pagare tale imposta, bisogna “andare” al governo per questa, ed  in questo modo il governo può spendere la propria moneta altrimenti inutile da avere a disposizione (…) la differenza tra la cartaccia ed il denaro è l'uomo delle tasse.

Mosler ha anche notato (giustamente, a mio avviso) che il “viale” della critica di Murphy, pur teoricamente interessante, era in definitiva una “tangenziale” dell'analisi politica contemporanea:

Mosler: Un monopolio potrebbe non essere il modello giusto e si potrebbe avere un sistema migliore, che mi piacerebbe sentire, ma in questo momento stiamo parlando degli Stati Uniti di oggi e di come funzionano.

Conclusioni.

Quello che vedo da questo scambio è che Mosler è corretto nel sostenere che la storia tradizionale del  ciclo economico austriaco della distorsione da parte del governo dei tassi di interesse determinati dal mercato è del tutto inapplicabile ai sistemi contemporanei di cambio fluttuante, dal momento che tutti i tassi di interesse sono impostati come una variabile politica e quindi sono tutti "artificiali" (con la possibile eccezione del tasso a zero permanente a cui Mosler ha fatto riferimento sopra).
Di conseguenza, sono portato a concludere che l'attualità della teoria austriaca - nella misura in cui è pertinente del tutto - è limitata alla custodia normativa per l'adozione di un sistema di moneta alternativa che non si fonda intorno monopolio del governo e sulla sua coercizione. Questo caso sarà esplorato nelle sezioni successive. 

http://caffedifrontiera.blogspot.it/2013/07/il-dibattito-post-mortem-mmt-vs_29.html?spref=fb

Fonte: http://neweconomicperspectives.org/2013/07/an-mmt-vs-austrian-debate-post-mortem-part-ii-of-v-monetary-operations-vs-political-economy.html

lunedì 15 luglio 2013

DIALOGO SU SVALUTAZIONE E INFLAZIONE

1. Se usciamo dall'euro faremo la spesa con la carriola?

"Professore, mi spiega perché dice che l'Italia, se esce dall'euro, svaluta ma non corre il rischio dell'inflazione? Questo concetto proprio non mi entra in testa."

"Guarda, ti faccio un esempio. In caso di crisi, per un Paese non ci sono alternative: o si svaluta la moneta (ma nell'euro non si può svalutare) o si svaluta il salario. Indovina quale delle due?"

"Eh, se svalutare l'euro non si può..."

"Bingo! Vedi, come ammetteva lo stesso "padre dell’euro", Mundell, lo scopo del gioco, nelle unioni monetarie, è "disciplinare" i lavoratori scaricando su di essi, e solo su di essi, il peso delle crisi."

"Disciplinare?! Ma che parola sarebbe?"

"E che ti devo dire..."
"Sembra di leggere Orwell: la Neolingua, le parole che significano il loro contrario."

"Già. Comunque, il meccanismo di solito funziona alla perfezione, se non fosse per un dettaglio: quando la crisi arriva, anche chi non se ne fosse accorto prima intuisce di aver preso una fregatura. E così interviene, puntuale come un detonatore svizzero, il terrorismo, che serve a convincere il lavoratore che nella trappola è meglio restarci. Come abbiamo visto, è quello che fanno tutti i giornali e le tv, mentendo spudoratamente."

"Tutti, ma proprio tutti, eh! Non se ne salva uno."

"Magari uno o due si salveranno anche, ma la sostanza non cambia. Quanto alla cosiddetta "stampa alternativa", non farti mai ingannare da chi indossa i panni del Dottor Livore (il furioso moralizzatore fuori luogo) attribuendo le cause della crisi all'eccessiva spesa pubblica, al debito pubblico o alla corruzione: costoro portano acqua al mulino della cosiddetta austerità, mentre noi sappiamo che i tagli al bilancio e l'aumento delle tasse in piena recessione non hanno alcun fondamento economico."

"Insomma, i "moralizzatori" portano acqua al mulino dell'Unione Europea."

"Già. Sono molto più pericolosi della stampa di regime, perché fingono di informare e fanno presa proprio sulle persone che si credono più critiche."

"Pinocchio in confronto era un dilettante!"

"Precisamente, caro. Eccoti allora la Merkel che proclama sui giornali: "Fuori dall'euro c'è la guerra!". Ma alla guerra, oggi, in Europa, non ci crede più nessuno. A quel punto il terrorismo si fa più subdolo, e tutti i media italiani si mettono a strombazzare: "Fuori dall’euro c’è l’iperinflazione: sarà come a Weimar, andremo a fare la spesa con la carriola, compreremo il giornale con un chilo di lire" eccetera eccetera."
"E non sarà così?"
"Ma figuriamoci!"
"Ecco, è proprio questo che non ho capito. Spieghi, professore."

"Un passo alla volta. Le affermazioni terroristiche dei media sugli orrori dell'uscita dall'euro a cosa servono? Servono per far breccia nelle menti degli elettori più ingenui. Servono per spaventare la gente semplice."

"Ok, e questo l'ho capito. E' il resto che non mi è chiaro: perché non è vero che ci sarà iperinflazione se l'Italia esce dall'euro?"

"Punto primo: tutti i principali economisti concordano sul fatto che si tornerà alle valute nazionali con un cambio uno a uno: un euro per una "nuova lira". È la cosa più semplice e razionale da fare per facilitare la transizione e per evitare fregature come quella che l'Italia si è presa con il passaggio dalla lira all’euro."
"Fin qui tutto chiaro."

"Punto secondo: senza dubbio ci sarà una svalutazione; e aggiungo, per fortuna! L'Italia deve uscire dall'euro proprio per non essere stritolata da un cambio troppo forte. La svalutazione competitiva è sempre stata la sua forza nel campo delle esportazioni."

"Di quanto sarà questa svalutazione?"
"Diciamo del 20-30%."
"Accidenti, è tanto!"

"Aspetta. Sarà una catastrofe? No. Tanto per capirci, questa è più o meno la svalutazione che subì l’euro nel primo anno di vita (si svalutò del 26.7% dal gennaio 1999 all’ottobre 2000).
Attenzione: gli italiani l’euro non lo avevano ancora in tasca, ma già lo usavano negli scambi internazionali, cioè per comprare i dollari necessari ad acquistare le materie prime. Bene, qualche italiano si ricorda di carriole in giro per le strade?"

"Certo che no. Ma come la mettiamo con l'inflazione?"
"Ahah, lo sapevo: qui casca l'asino!"
"Perché, non è così? Se c'è svalutazione c'è anche inflazione, lo capirebbe anche un bambino. Se c'è svalutazione aumentano i prezzi di beni e servizi; e se aumentano i prezzi diminuisce il potere d'acquisto della moneta: e questa si chiama inflazione."
"No, ma proprio per niente. E adesso ti spiego perché."
"Eh, sono proprio curioso di sentire."

2. Svalutazione non significa inflazione

"Il rapporto tra svalutazione e inflazione non è affatto automatico come la gente crede. In effetti, il coefficiente di trasferimento della svalutazione sull’inflazione è di norma molto inferiore a uno".

"Il coeffi-che?? Professore, se parla in economichese non ci capisco un'acca!"

"Ascolta qua, lo ha spiegato in parole semplici Marco Cattaneo: di per sé, la svalutazione non implica affatto inflazione. Aumenta il costo di un bene importato, e allora? Se non migliora la domanda, il distributore italiano di questo bene, o l’azienda trasformatrice che lo utilizza, non è in grado di aumentare i suoi prezzi." http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/07/svalutazione-e-inflazione-il-nesso-che.html

"E quindi che fa? Ci rimette?"

"Eh, diciamo così. Più che altro l’effetto della svalutazione è di ridurre i margini dell’importatore a monte, non di aumentare i prezzi a valle."

"Ma allora, professore, quand'è che aumentano i prezzi?"

"I prezzi aumentano solo se la domanda totale sale moltissimo: precisamente fino al punto di riassorbire la differenza tra domanda e capacità produttiva del sistema economico."
"E ci vuole molto?"
"Eh, campa cavallo! Oggi in Italia quella differenza è altissima. Hai voglia a domandare..."
"Vabbè, ma allora gli italiani non ce la faranno mai a risollevare la domanda."

"Eh no, qua ti sbagli: ce la possono fare, se ritornano alla sovranità monetaria."
"E perché?"

"Perché non è solo questione di stampare lire, mio caro: la sovranità permette di mettere in atto politiche di sostegno della domanda, cosa impossibile nell'euro, e queste politiche riassorbono questa differenza.
La svalutazione è un presupposto per la ripartenza della domanda, ma occorre che le politiche di sostegno della domanda vengano messe in atto."
"Ma allora l'inflazione quando arriva?"

"Arriva quando si eccede: ecco, a quel punto c’è un problema di inflazione. Ma solo a quel punto. 
Se si svaluta con l’economia in situazione di piena occupazione, allora effettivamente l’incremento dei prezzi si verifica, ma per un motivo diverso: sale la domanda dall’estero, e questo crea l’eccesso di domanda rispetto all’offerta. Ora, a parte il fatto che non si capisce perché un’economia in piena occupazione dovrebbe svalutare, ti pare questa la situazione dell'Italia di oggi?"
"Manco per niente. Anzi, è l'opposto. Ma allora Weimar?"

"Sì, come no, e lo Zimbabwe. Ascoltami bene: all'epoca di Weimar il governo tedesco aveva un debito da risarcimenti di guerra da pagare in oro. Ora, per risollevare l’economia di un Paese in quelle condizioni il governo poteva fare affidamento solo sulla spesa pubblica. Ma così facendo, dato che la capacità produttiva della Germania era insufficiente a soddisfare la domanda interna, la componente di spesa governativa era in concorrenza con la spesa dei cittadini per accaparrarsi quei pochi beni prodotti dall’industria nazionale. Allo stesso tempo, i produttori nazionali erano costretti ad indebitarsi in valuta estera per le importazioni di beni necessari alla loro produzione.
Quindi l’ascesa dei prezzi, dovuta alla scarsità di beni sommata all’indebitamento in valuta estera dei produttori, causò una forte svalutazione della valuta nazionale, che a sua volta incrementò la necessità di indebitamento, innescando così un rapido processo di iperinflazione. Hai capito?"
"Più o meno."

"Bene, ora rispondi a queste domandine: 1. l'Italia ha un debito da risarcimenti di guerra da pagare in oro? 2. La capacità produttiva del Paese è talmente limitata che esiste una scarsità di beni e servizi? 3. Ritieni che il governo italiano non sia in condizione di imporre e riscuotere le tasse?"
"La risposta è no a tutte e tre le domande."
"Ok, allora niente Weimar per l'Italia. Tutto chiaro?"
"Abbastanza."

"Tutto questo per dirti che il meccanismo che determina l'inflazione è piuttosto complesso, e non necessariamente legato con la svalutazione. Basta pensare che nel 2000, nonostante l’euro si fosse svalutato di quasi il 30% dall’anno precedente, l’inflazione aumentò di un solo punto (dall’1.6% al 2.6%). Ma pensiamo poi al “mistero” del 1992: la lira uscì dallo SME e si svalutò, ma l’inflazione scese invece di salire: nel 1993 il tasso di inflazione diminuì di mezzo punto (dal 5% al 4.5%).
Perché? Perché furono attuate, contemporaneamente alla svalutazione, forti politiche di compressione della domanda interna. Migliorarono notevolmente, quindi, i saldi commerciali, ma cadde la domanda interna, la domanda totale non aumentò e non ci fu una significativa ripresa della produzione e dell’occupazione. E così l’inflazione scese. E la sai la cosa più divertente? Perfino il prof. Monti ammise che la svalutazione di circa il 20% ci aveva fatto bene!"
"Ma dai, non ci posso credere!"
"Se non ci credi vai a leggerlo, controlla con i tuoi occhi."
"Per la miseria, è vero!". http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/09/12/la-svalutazione-ci-ha-fatto-bene.html

"Insomma: l’idea che il giorno dopo la liberazione dall'euro andremo a comprare il giornale con 2.323 monete da una lira in tasca, al posto di 1.20€, è molto pittoresca, ma la lasceremo al folklore di sinistra: se il governo farà il suo lavoro, ci si andrà con 1.20 nuove lire, che diventeranno 1.30 dopo un anno (contando che l’inflazione aumenti di 6 punti, ad esser pessimisti).
Non mi pare una tragedia, rispetto al devastante cambio 1000 lire = 1 euro, che abbiamo subìto per la colpevole inerzia del governo di allora."
"Accidenti, è proprio vero che a ragionare per luoghi comuni si sbaglia..."
"Eh già: è per questo che il luogocomunismo è da combattere con tutte le nostre forze."
"Cosa nella quale, professore, lei non è secondo a nessuno, vero?"
"Modestamente..."

http://arjelle.altervista.org/Economia/Pillole/svalutazione_inflazione.htm


Fonti

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/15/
http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/07/svalutazione-e-inflazione-il-nesso-che.html
http://economiaepotere.forumfree.it/?t=63641318
http://arjelle.altervista.org/Economiaascuola/mediacorrotti4.htm)

venerdì 12 luglio 2013

COME FAR FRONTE ALLA CRISI RESTANDO NELL'EURO

Chi si illude che l'euro "si autodistrugga" o che l'uscita dall'Unione Europea e dall'euro sia dietro l'angolo, si sbaglia di grosso: troppi interessi economici e politici sono in ballo, anche senza tener conto delle ipotesi di coloro che, a nostro avviso sensatamente, vedono dietro la creazione della realizzazione di un progetto totalitario volto alla distruzione degli Stati nazionali e ad una neo-feudalizzazione dell'Europa [1].
I nostri politici appaiono tutti, più o meno senza eccezione, collusi con questo stato di cose, in particolare la cosiddetta "sinistra", ed i media da essi controllati spacciano quotidianamente una visione completamente falsata e distorta della realtà (si veda il caso esemplare della triade Gruber, Scalfari, Floris stigmatizzata nel link sottostante).
http://www.rivieraoggi.it/2013/06/28/168161/gruber-scalfari-floris/?utm_campaign=twitter&utm_medium=twitter&utm_source=twitter

Tutto questo rende altamente improbabile l'ipotesi di una imminente liberazione dall'euro.
E' dunque necessario prevedere delle strategie di sopravvivenza che ci consentano di far fronte all'emergenza che ci attende; e fra queste strategie rivestono particolare importanza le ipotesi di"moneta complementare".
Sia ben chiaro: si tratta di palliativi, che hanno senso se visti come provvedimenti-salvagente. Diversamente si teme che concentrarci su queste proposte ci faccia perdere di vista l’obiettivo principale, cioè l’uscita dall’eurozona come unica alternativa. 
Esiste tuttavia una proposta che, oltre a configurarsi come un'alternativa alla "moneta unica", tiene conto di questo obiettivo: si tratta dei CCF (Certificati di Credito Fiscale) di Marco Cattaneo (affini per molti versi ai "tax-backed bonds" di Warren Mosler [2]), che possono configurarsi anche come strumento propedeutico all’uscita dall’eurozona.
Con questa soluzione  [3] si riducono di 100 miliardi le tasse sulle aziende e di 50 miliardi le tasse sul lavoro, agendo direttamente sul cuneo fiscale [4] e creando 150 miliardi di potere d’acquisto immediatamente. 
Questo senza uscire dall’Euro, senza cancellare o rinegoziare i trattati europei, utilizzando solo i poteri attuali del governo italiano nell’ambito dell’Eurozona.
Vediamo come.


La proposta di Marco Cattaneo: i Certificati di Credito Fiscale

 Come funziona?
Molto semplicemente, il dipendente riceve un’integrazione di reddito sotto forma di Certificati. La misura proposta è il 10%. Se il tuo netto mensile è 2.000 euro, continui a percepire 2.000 euro e, in aggiunta, un Certificato dell’importo di 200 euro (ogni mese).
Il datore di lavoro riceve a sua volta un contributo, sotto forma di CCF, pari al 10% del suo costo totale. Per dare 2.000 euro netti a un dipendente, l’azienda sostiene un costo totale di circa il doppio, 4.000 euro (netto + tasse + contributi sociali ecc.): l’azienda continua a versare 4.000 euro al mese, parte al dipendente, parte al fisco, parte all’INPS. Gli viene però nello stesso tempo assegnato un Certificato di 400 euro di importo.
I CCF assumono valore per chi li percepisce perché sono un equivalente della moneta statale. Lo Stato si impegna ad accettarli, a partire da due anni dopo la loro emissione, per qualsiasi tipo di pagamento dovutogli: tasse, imposte, ticket sanitari, multe ecc.
E se ho bisogno di monetizzarli in anticipo? Il progetto prevede di emettere ogni anno circa 150 miliardi di CCF, che verranno poi utilizzati due anni dopo l’emissione. Ci saranno quindi costantemente in circolazione circa 300 miliardi di CCF: quelli emessi nell’anno in corso e quelli dell’anno precedente. Hanno un valore di utilizzo finale certo, in quanto lo Stato li accetterà illimitatamente. Potranno essere monetizzati in anticipo perché si verrà a creare un mercato, esattamente come per i titoli di Stato: vado in banca e li vendo con un piccolo sconto calcolato con tassi analoghi a quelli di un BOT a due anni.
Il compratore sarà un soggetto che li utilizza, alla data finale, per soddisfare oneri che avrà nei confronti dello Stato.
Ma perché è previsto un utilizzo differito, dopo due anni? Perché se l’utilizzo fosse immediato, sarebbe come attuare subito una forte riduzione delle imposte. Questo graverebbe sul deficit pubblico. Con il differimento, invece, lo sgravio fiscale produce, a parità di condizioni, un aumento del deficit solo dopo due anni: ma a quel punto, proprio grazie alla maggiore disponibilità economica, si è prodotta una forte ripresa e quindi maggiori entrate fiscali, che compensano l’utilizzo dei CCF.
Si produrrà una forte ripresa dell’economia perché circolerà molto più potere d’acquisto, da un lato, e i costi delle aziende si abbasseranno fortemente, dall’altro. 
Quindi più domanda interna, più competitività nelle esportazioni, possibilità di proporre beni e servizi a condizioni migliori ai clienti sia italiani che esteri.
Soprattutto, i Certificati emessi non sono un incremento del debito pubblico perché non esiste un impegno di rimborso. Lo Stato italiano non darà, alla scadenza, euro a rimborso dei CCF: li accetterà a pagamento delle sue spettanze, esattamente come avviene per la moneta.
  
I certificati proposti da Cattaneo puntano al fatto che in due anni il reddito nominale dell’Italia cresca di almeno 300 miliardi circa, per cui, anche se lo Stato perde 150 miliardi di tasse, a regime lo si compensa con l’incremento di reddito (di cui quasi metà finisce in tasse). Semplificando, dopo due anni lo Stato si ritrova 150 miliardi in meno di incassi (tasse): Cattaneo calcola che l’iniezione choc di 150 miliardi l’anno nell’economia produca un reddito nominale addizionale anche di 400 miliardi (in ogni caso più del doppio dei 150 miliardi annui persi di tasse).
Questo discorso sulla riduzione di tasse tramite i CCF va integrato con una adeguata strategia per quanto riguarda i titoli di Stato: infatti il mercato finanzario può ugualmente attaccare l’Italia, poiché vede lo Stato italiano rinunciare a 150 miliardi su 714 di entrate "scommettendo" sul rimbalzo dell’economia per recuperarli in due anni. Si può dunque avere un attacco speculativo sui BTP.
Bisogna dunque smettere, per un certo periodo (indicativamente due anni), di emettere BTP, sostituendoli con BOT, e stipulare un accordo con le banche italiane perché li acquistino all’1% o ad un rendimento leggermente superiore al loro costo medio di raccolta. Questo riduce automaticamente il costo dell’indebitamento e taglia fuori il “mercato”, perché per due anni sono le banche italiane ad acquistare i BOT.
Possono farlo? Certo che sì: i BOT non richiedono capitale addizionale, secondo gli accordi di Basilea.
Per ovviare al potenziale problema di mancanza di fondi per finanziare il rimborso dei CCF dopo 2 anni, potrebbe essere previsto un meccanismo "revolving", che consentisse un "premio" sul nominale in caso di rinnovo del CCF anziché di richiesta di rimborso. In parole povere, a scadenza si può offrire l'opzione di utilizzare i CCF oppure rinnovarli "a premio" (esempio: invece di "incassare" un CCF di 100 €, si può dare l'opportunità di scegliere tra il rimborso o il rinnovo a 110 €, con un premio del 10% sul nominale nel caso in oggetto).
  
A detta dello stesso Marco Cattaneo, che di recente ha avuto un interessante e costruttivo confronto con Warren Mosler in proposito[5], il ricorso ai CCF non è da considerare un semplice palliativo, ma una vera e propria alternativa all'uscita dall'euro ove questa non risultasse praticabile, quasi altrettanto efficace sul piano economico. Infatti, "grazie al fatto che una parte significativa delle emissioni di CCF riduce il costo del lavoro effettivo per le aziende italiane, è possibile riportarne la competitività ai livelli della Germania. Più in generale, l’emissione di CCF può essere effettuata da tutti i Paesi appartenenti all’eurozona la cui competitività è oggi peggiore rispetto a quella dell’ex area marco. In questo modo, otteniamo effetti di riequilibrio analoghi a quelli che, in un regime di cambi flessibili, sono conseguiti mediante un riallineamento valutario.
I CCF sono quindi uno strumento che:

I.    dà alle economie in situazione di domanda depressa la possibilità di espanderla, e quindi di produrre una forte ripresa dell’attività economica, mediante emissione di uno strumento di natura monetaria;
II. consente di eliminare le differenze di competitività dei vari Paesi appartenenti all’eurozona, senza passare tramite manovre di deflazione salariale e compressione dei redditi."

In tal senso, osserva ancora Cattaneo, essi sono "una soluzione sostenibile nel tempo, appunto in quanto rimuovono le due principali cause di inefficienza del sistema euro.
E’ vero che, successivamente all'introduzione dei CCF, saranno necessarie azioni di “fine tuning” per tener conto dell’evoluzione delle variabili economiche - tra cui future ulteriori differenze di competitività che venissero a determinarsi all’interno dell’eurozona: per esempio modificando la dimensione delle emissioni di CCF, l’allocazione tra imprese e lavoratori, le caratteristiche di progressività, eccetera; ma questo rientrerà in un normale processo di gestione della politica economica italiana (e degli altri Paesi che adotteranno lo strumento CCF).

Resta peraltro aperta anche la possibilità che, nel giro di qualche anno, l’utilizzo dei CCF si incrementi (ad esempio, quote di spesa pubblica potrebbero essere pagate con CCF di nuova emissione, via via che aumenterà la consuetudine e l’accettazione del pubblico). I CCF possono quindi anche essere uno strumento propedeutico all’uscita dall’eurozona, mediante un meccanismo graduale e senza le complicazioni organizzative, tra cui la necessità di procedere in segretezza, che un break-up “secco” necessariamente implica."
La conclusione di Cattaneo è che "il progetto CCF risolve entrambi i problemi fondamentali dell’attuale assetto dell’eurozona: permette di attuare, nei Paesi in difficoltà, politiche di sostegno della domanda finanziate da espansione monetaria; e riallinea la competitività dei vari Paesi con un’efficienza simile a quella consentita da un regime di cambi flessibili.
Inoltre, lascia aperta la strada dell’uscita dell’eurozona, e consente di attuarla in forma “morbida” e non caotica."



Pubblicato da:
ECONOMIA5STELLE
http://arjelle.altervista.org/Economia/Pillole/CCF.htm





[1] Si veda ad esempio Alain Parguez, For Whom Tolls the Monetary Union: The Three Lessons of the European Monetary Union”, 
oppure http://economiaepotere.forumfree.it/?t=61022468

[2] http://arjelle.altervista.org/Scenari/Scenario4_Epic.htm#4b

[3] http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/01/certificati-di-credito-fiscale-per.html

[4] Il cuneo fiscale o cuneo contributivo è rappresentato dalla differenza tra l'onere del costo del lavoro e il reddito effettivo percepito dal prestatore d'opera o lavoratore. In pratica è la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto incassato effettivamente dal lavoratore, essendo il restante importo versato al fisco e agli enti di previdenza e pensionistici (INAIL, INPDAP, INPS) tramite imposte contributive.

[5] http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/06/una-conversazione-con-warren-mosler.html

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BREVE COMMENTO

Si potrebbero fare alcune obiezioni su determinati punti:

1- Bisogna dunque smettere, per un certo periodo (indicativamente due anni), di emettere BTP, sostituendoli con BOT, e stipulare un accordo con le banche italiane perché li acquistino all’1% o ad un rendimento leggermente superiore al loro costo medio di raccolta.
E' possibile fare un tale accordo all'1% con banche che in fondo obbediscono alla BCE, che certo non vedrà molto di buon occhio i CCF ?

2- ..vero é che, successivamente all'introduzione dei CCF, saranno necessarie azioni di “fine tuning” ..... ma questo rientrerà in un normale processo di gestione della politica economica italiana ...
Ma l'Italia ha questa libertà di gestione della politica economica?
Qualche dubbio c'è....

Risponde l'autore

Su 1 e 2 il tema e' politico. Quello che posso dire' é che i CCF sono compatibili con il mantenimento in essere dell'euro zona e anzi se non si introduce un meccanismo di flessibilità i rischi di non riuscire a mantenerla in essere sono ineliminabili... In un mondo razionale la BCE dovrebbe essere in prima linea a supportare il progetto !
Quanto a 1 tra l'altro e' un accorgimento precauzionale, ma il progetto CCF si regge anche senza.

Questo progetto dei CCF assomiglia molto ai MEFO,introdotti dalla Germania negli anni '30,anzi il meccanismo é lo stesso,e funzionò benissimo...25% di disoccupazione azzerata in un paio d'anni....da Weimar a prima potenza economica europea.
I MEFO erano anch'essi certificati di credito fiscale (CCF) furono però introdotti per un motivo diverso: la Germania aveva la sua moneta ma voleva finanziare spesa pubblica tramite un meccanismo monetario che non figurasse nelle statistiche ufficiali in quanto parte della spesa era per riarmo, in violazione del trattato di Versailles. E non c'era bisogno di applicarla al cuneo fiscale perché non c'era un problema di competitività e bilancia dei pagamenti.

Per i Mefo vedi


http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2013/01/il-banchiere-di-hitler.html
- http://blog.libero.it/Zardoz73/commenti.php?msgid=12063927&id=403009

BILANCI SETTORIALI E PAREGGIO DI BILANCIO

Tre e solo tre sono le fonti da cui può provenire l'approvvigionamento di denaro necessario per
uno Stato: il settore pubblico, il settore privato ed il settore estero.
Questi tre settori sono intercomunicanti, e fra di essi avviene un continuo scambio di denaro:





Essi però non sono affatto di pari importanza: infatti solo il settore pubblico e quello estero possono introdurre in circolo nuova moneta, mentre il settore privato non può (nessun privato può stampare moneta).
A proposito della diffusa ed erronea convinzione secondo la quale anche il settore bancario (privato) potrebbe creare denaro "dal nulla", si veda questa "pillola", http://arjelle.altervista.org/Economia/Pillole/emissione_monetaria.htm 
dalla quale si ricava che tutte le transazioni esistenti a livello privato (non-governativo) si “sommano a zero”, mentre la vera e propria creazione di moneta avviene solo a livello governativo.
Tuttavia anche il settore estero, come si diceva, può introdurre nel circuito nazionale nuova moneta, attraverso le esportazioni.
Una ben nota equazione macroeconomica di base, fatta propria dal modello dei Saldi settoriali (o Bilanci settoriali) di Wynne Godley, postula che:

BILANCIO INTERNO PRIVATO + BILANCIO INTERNO GOVERNATIVO + BILANCIO ESTERO = O

Inoltre, poiché:
bilancio interno privato = Investimenti meno Risparmi (I - S)
bilancio interno governativo = Spesa pubblica meno Tasse (G - T)
bilancio estero = Esportazioni meno Importazioni (X - M)
l'equazione può essere riscritta così:
(I - S) + (G - T) + (X - M) = O




E ADESSO FACCIAMO IL "PAREGGIO DI BILANCIO": CHE SUCCEDE?

Ora proviamo a vedere cosa succede quando applichiamo ciò che siamo costretti a fare da quando (il 17 aprile 2012) il nostro Parlamento ha costituzionalizzato, con numeri plebiscitari, quell'assurdità macroeconomica che è il "pareggio di bilancio": 


(Il voto per il "pareggio di bilancio" alla Camera)



Useremo numeri molto semplici, per rendere la cosa comprensibile a tutti.
Poiché c'è l'obbligo del pareggio di bilancio, alla voce "bilancio interno governativo" (G-T, Spesa pubblica meno Tasse) dobbiamo scrivere O.
Supponiamo ora che l'economia in crisi ci impedisca di esportare più di quanto importiamo: alla voce "bilancio estero" (X-M, Esportazioni meno Importazioni) scriveremo ad esempio -3.
Riscriviamo quindi così l'equazione:
(I - S) + O - 3 = O

Sorpresa! Perché l'equazione sia verificata occorre che sia in attivo il settore privato (I-S, Investimenti meno Risparmi), ovvero che noi cittadini spendiamo più di quanto teniamo per noi sotto forma di risparmi!
3 + O - 3 = O
Capito il trucco? Con il "pareggio di bilancio" il peso della crisi viene scaricato interamente addosso a noi.


IL DEFICIT DI BILANCIO PUBBLICO E' INDISPENSABILE

Per poter ragionare a mente serena dobbiamo eliminare la "terza scatola": il settore estero.
No, niente paura, nessun errore nei calcoli.

Possiamo eliminarlo perché, per tutta una serie di ragioni che sarebbe lungo spiegare, è auspicabile che il bilancio dell'import-export tenda al pareggio, e quindi a zero.
Di fatto, perciò, le forze in gioco sono due: il settore pubblico e quello privato: proprio per questo possiamo permetterci di riscrivere l'equazione eliminando il settore estero:

(I - S) + (G - T) = O

Ora, riflettiamo: se vogliamo che il settore privato sia in attivo, necessariamente, perché sia rispettata l'equazione, il settore pubblico deve essere in passivo.
Questa è una necessità aritmetica, in quanto la somma del bilancio dei due settori è pari a O.
Naturalmente è vero anche il contrario: se il settore pubblico accumula surplus (è in attivo), necessariamente, perché sia rispettata l'equazione, il settore privato deve incorrere in un deficit (essere in passivo).
Quindi "fa lo stesso" quale dei due settori è in passivo? Nemmeno per sogno.

Infatti, se il settore privato spende più di quanto incassa, si impoverisce, mentre questo non accade al settore governativo di uno Stato con moneta sovrana, perché esso può creare moneta, mentre i privati no!
Il settore pubblico può dunque spendere in deficit e creare risparmio per il settore privato senza impoverire nessuno.
Compito di uno Stato degno di questo nome sarebbe quello di immettere in circolo la giusta quantità di moneta: "giusta" vuol dire sufficiente per promuovere la piena occupazione, rilanciando così l'economia, e permettere alla popolazione di risparmiare qualcosa, senza generare inflazione.

Naturalmente questo con l’euro è impossibile, perché lo Stato non lo emette, ma lo utilizza soltanto, prendendolo in prestito e pagandoci degli interessi, che sono precisamente quelli che stanno affossando la nostra economia: quindi lo Stato è diventato come un privato che, se spende 100, deve incassare 100 in contropartita (pareggio di bilancio).
Questo obiettivo è assolutamente deleterio per il benessere della popolazione, che sarà impoverita regolarmente di anno in anno dallo Stato. Sarebbe sostenibile solo nel caso in cui l'Italia esportasse più di quanto si importa, facendo rientrare in gioco il settore estero.
Ma questa evenienza, oltre ad essere assurda in sé (se tutti devono esportare, chi importa? Marte?), è legata a troppe variabili per poter fare affidamento su di essa ed è attualmente, per la maggior parte dei Paesi europei, inattuabile: molti di essi infatti, fra cui proprio l'Italia, basavano le loro esportazioni sulla svalutazione competitiva, che con l'euro è stata resa impossibile; in pratica solo la Germania ce la può fare, perché gode di un euro tedesco super scontato e per rendere competitive le proprie esportazioni ha adottato politiche di drastica deflazione degli stipendi dei suoi lavoratori. Lo stesso ex-ministro Grilli ha affermato: “La Germania, se avesse ancora il marco, lo avrebbe visto schizzare verso l’alto e si sarebbe preoccupata per le sue esportazioni”.

Meno male che c’è l’euro che rende la vita facile alla Germania, mentre costringe alla disperazione milioni di persone nel sud-Europa!

http://arjelle.altervista.org/Economia/Pillole/bilanci_pareggio.htm


Fonti principali:

http://memmt.info/site/un-manicomio-criminale-a-piede-libero-vittorio-grilli/
http://www.youtube.com/watch?v=eBPUHLUFmzc)



da Arlette Zat - su ECONOMIA 5 STELLE -
https://www.facebook.com/groups/341357459231627/609256795775024/?notif_t=group_activity

lunedì 8 luglio 2013

PAOLO BARNARD vs. BEN DYSON: LA MODERN MONEY THEORY "SUPERATA" DA POSITIVE MONEY?

Vi segnaliamo di seguito un interessante articolo di approfondimento che confronta le due principali proposte per il superamento dell'attuale sistema monetario, scritto con un apprezzabile intento di "risoluzione dei conflitti" e di "unione degli sforzi"... a cui anche noi offriamo il nostro contributo.

NOTA: trattasi di articolo "approfondito"! Quindi mettetevi comodi e dedicateci un po' del vostro tempo!

Prima di tutto andatevi a leggere l'articolo di cui sopra:
http://tempesta-perfetta.blogspot.com/2012/01/modern-money-theory-mmt-e-positive.html
(vedi precedente post su questo sito)

Ora che lo avete letto iniziamo col fare all'amico Piero (Valerio), autore del blog "Tempesta Perfetta", i nostri più sentiti complimenti per l'interessante articolo. Piero ci ha battuti sul tempo, avendo in programma da tempo lo stesso tipo di approfondimento! Questa eccellente base di confronto ci permette di focalizzarci su alcune precisazioni e su quello che definiamo anche nelle nostre conferenze come il nostro contributo originale alle proposte per il superamento dell'attuale sistema monetario. Lo vedremo sotto.

Cominciamo con l'aggiungere a quanto scritto nell'articolo in oggetto che il lavoro di Ben Dyson è partito ed è tuttora supportato dal lavoro di Richard Werner (si veda wikipedia) e da quello di Josh Ryan-Collins, autori del libro "Where does money come from?", uscito a settembre 2011 come risultato del lavoro di di Ben, Josh e Richard (quindi DOPO alcuni anni di lavoro insieme). Josh in particolare collabora anche con la New Economics Foundation di Londra, attiva sul rinnovamento delle scienze economiche, con l'intento di riportarle "a misura d'uomo", e su alcuni progetti di "local money" (monete complementari locali).

Rispetto a quanto scritto dall'amico Piero in maniera molto positiva e diplomatica ci sentiamo di aggiungere che attualmente la MMT (Modern Money Theory) corre lo stesso rischio dei numerosi "signoraggisti" di stampo italiano, nonchè di numerosi documentaristi che negli ultimi anni hanno affrontato il tema monetario (Peter Joseph in primis): quello di concentrarsi in maniera sbilanciata sul 5% del problema e non sottolinearne sufficientemente il restante 95%. 
Come spieghiamo nelle nostre conferenze, grazie anche al supporto di dati forniti dagli studiosi londinesi del gruppo Positive Money, l'attuale massa monetaria circolante è basata solo per meno del 5% da denaro creato dalle banche centrali (3% in UK) mentre la rimanente quota è creata dalle banche commerciali come credito (cioè prestando soldi e creando debito a qualcuno: individui, aziende o ente pubblici).
Pensare di risolvere i problemi economico/monetari del pianeta concentrandosi sul 5% del problema, senza affrontare e regolamentare la "creazione privata di credito" che ne rappresenta la restante quota, è come tentare di sfidare un drago con uno stuzzicadenti...

L'altro limite di approccio che vediamo nella MMT, che è stato invece affrontato da Richard Werner e poi da Positive Money, è quello di non considerare adeguatamente la differenza tra emissione di denaro utile e emissione di denaro dannosa.
Siamo - volutamente o meno - stati abituati a considerare l'inflazione come un "male necessario" e a considerare l'emissione monetaria privata o "credito bancario" come un "tutt'uno" a prescindere dalle finalità che questa abbia.
In realtà esiste un modo sano e sostenibile di emettere denaro e un modo speculativo e insostenibile, che crea inflazione.
Se siamo su un'isola e abbiamo 10 disoccupati e 100 alberi, se creiamo del denaro per metterli al lavoro e costruire un nuovo porto, non creiamo inflazione, ma valore e crescita economica (è l'esempio dell'isola di Guernsey, di cui parliamo nelle nostre conferenze e di cui si sta occupando tra l'altro anche Josh Ryan-Collins).
Se invece siamo su un'isola e creiamo del denaro dal nulla per rastrellare tutto il grano disponibile e lo rivendiamo il giorno dopo ad un prezzo più alto a tutti quelli che lo stanno cercando disperati, questa si chiama "speculazione".
E ovviamente crea inflazione, cioè aumento dei prezzi. Ed è un motivo negativo e sbagliato per emettere denaro. Come già sapete se avete seguito le mie conferenze, grazie ai dati forniti proprio da Ben Dyson di Positive Money, in Inghilterra ad esempio solo l'8% del denaro creato dal sistema bancario privato alimenta attività produttive, mentre il restante finisce ad alimentare speculazioni e compravendite di proprietà (con ovvi effetti inflattiviti sui valori dei beni, di cui ovviamente gli "speculatori" non possono che essere contenti...).

Quindi, ricapitolando, la MMT non analizza a sufficienza il "chi", "quanto" è "per cosa", riguardo l'emissione monetaria, cosa che invece Positive Money fa più approfonditamente.

Volendo utilizzare un pizzico di malizia nell'analisi (come puro esercizio retorico) il rischio che corrono (consapevolmente o inconsapevolmente) il prof. Wray, gli altri studiosi che supportano la MMT e i divulgatori come Barnard che se ne fanno portavoce, è quello di creare un ulteriore "deviazione dell'interesse" della gente dal problema fondamentale del sistema monetario:
 che NON è il debito pubblico e la modalità di creazione di denaro da parte della banche centrali, ma il debito TOUT-COURT (cioè la somma di tutto il debito circolante) e la creazione di denaro da parte delle banche commerciali (che avviene sempre come credito, cioè creando debito). 

Sempre con un pizzico di sicuramente immeritata malizia ci viene da dire che il lavoro di Wray e gli altri ragazzi di Kansas City potrebbe pure fare comodo all'establishment bancario attuale... e che magari potrebbe pure essere stato (o esserlo in futuro) alimentato da qualcuno proprio con l'intento di deviare l'attenzione dal problema più grande...
Se così fosse - ma è solo un'assurda ipotesi frutto di un esercizio retorico - anche lo stesso Paolo Barnard, principale divulgatore in Italia della MMT, starebbe in qualche modo agevolando i suoi acerrimi nemici: i sommi reggitori del "complotto globale" che egli denuncia nel suo libro "Il più grande crimine" (ammesso che esistano...)...
Speriamo non se ne accorga perchè sarebbe la volta buona che vinto del pessimismo cosmico che già pervade il suo lavoro potrebbe fare qualche follia e attaccarsi al gas di scarico della sua auto...
A parte gli scherzi, in effetti lo stile di Paolo Barnard e il suo approccio alla divulgazione (e alla vita) è molto lontano e poco compatibile col nostro. Per rendersene conto basta leggere le premesse all'evento che Barnard ha organizzato invitando gli studiosi dell'Università del Missouri a Rimini: se ne deduce un rifiuto totale di ogni confronto, "dall'alto" di chi ha già in mano la verità assoluta e non vuole "sprecare" tempo a convincere chi non l'ha ancora capito.
Leggete voi stessi questa pagina per capire cosa intendo ("NON SARA’ PERMESSO IL DIBATTITO AD ALCUNO SE NON SULL’APRENDIMENTO DELLA MMT"): http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=283

Tutto ciò lo diciamo mantenendo comunque grande simpatia e rispetto per il lavoro di un giornalista che ha avuto il coraggio di affrontare certi temi mettendo a rischio anche la sua stessa carriera. Per farla breve forse gli manca solo un po' più di umiltà e di positività, quella che invece non manca agli amici inglesi (la positività, intendo, perchè anche gli inglesi non brillano in genere per umiltà...;-)).

Ora - tornando al tema dell'articolo - vorremmo offrire quello che definiamo appunto IL NOSTRO CONTRIBUTO ORIGINALE ALLE PROPOSTE PER IL SUPERAMENTO DELL'ATTUALE SISTEMA MONETARIO.
Si tratta dei 3 punti che illustriamo alla fine delle nostre conferenze.

PRIMO PUNTO

Il primo punto è sostanzialmente assimilabile alla proposta di Positive Money: riportare l'emissione monetaria in mano pubblica, tutta e senza indebitamento.
Questo implica ovviamente che la creazione monetaria non possa più essere svolta da privati (banche o altri), che potranno unicamente offrire servizi di gestione e intermediazione... che è esattamente quello che tutti noi credevamo che facessero prima di iniziare a studiare e capire davvero la materia: che le banche tenessero i nostri soldi "in cassaforte", o li prestassero ad altri riconoscendoci parte degli interessi ricavati e guadagnando sulla differenza (ad esempio se a noi danno il 2% annuo sui depositi e al cliente chiedono il 5% sui prestiti concessi).Quindi il primo punto è: riportare la realtà ad essere quello che tutti noi credevamo che fosse.
 Rimangono però da risolvere un paio di problemini che possono comunque mettere a rischio la nostra salute economica, fisica e psichica se non vengono affrontati per tempo e in maniera efficace:

- i problemi ambientali e di gestione delle risorse del pianeta (in due parole: la sostenibilità del sistema)
- i conflitti di interesse e l'incompetenza della nostra classe dirigente (in due parole: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio...).

Da questo partono gli altri due punti della nostra proposta originale (ma non troppo) per il superamento dell'attuale sistema monetario basato sul debito E LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO SISTEMA DAVVERO SOSTENIBILE... che ci permetta di lasciare la nostra casa ai nostri figli - il Pianeta Terra - COME o MEGLIO di come l'abbiamo trovata!

Vincolare l'emissione monetaria, supponiamo già riportata in mano ad un ente pubblico, a valutazioni "tecniche" (su inflazione, piena occupazione, eccetera) fatte da "esperti" di un comitato indipendente, per quanto separato ed esterno al governo politico di un paese, non risolve affatto i due problemini segnalati sopra. Li sposta solo un po' più avanti. Ma visto che ci siamo, tanto vale affrontarli subito, agendo sui principi di base di misurazione della "qualità sociale" e sugli obiettivi stessi che la società deve avere.
Tutto il resto - passateci l'inglesismo - sono solo quisquilie, se alla base non c'è qualcosa di solido e sensato. Quando create un'impresa la prima cosa da fare è sempre chiedersi "cosa vogliamo fare" (la mission, gli obiettivi) e "come li misuriamo". Se non li misuriamo o li misuriamo nel modo sbagliato è ragionevolmente difficile che li raggiungeremo.

Il nostro obiettivo è rendere il mondo un posto migliore, per noi e per i nostri figli.
Questo l'avete capito.
E come lo misuriamo?

SECONDO PUNTO

Il secondo punto della nostra proposta è proprio quello di sostituire la misurazione della crescita sociale che oggi viene per lo più definita dalla crescita economica a sua volta definita come crescita del PIL, con una vera misura della crescita sociale. La crescita del PIL è strumentale all'esigenza di far crescere la massa monetaria circolante per ripagare i debiti emettendone di nuovi. E il PIL conteggia sia spese "buone" che spese "cattive". Non siamo noi i primi a farlo notare. L'ha fatto tempo fa quello che noi consideriamo uno degli ultimi veri politici che hanno guidato, o meglio avrebbero potuto guidare, gli Stati Uniti: Bob Kennedy.

Andatevelo a (ri)vedere! Ecco il link:
http://www.youtube.com/watch?v=iLw-WLlM9aw

Senza prenderci la briga di analizzare ogni possibile proposta in merito (questo è senza dubbio un lavoro per un'equipe di esperti!) ci limitiamo quindi a indicare come parte della soluzione la necessità di adottare un nuovo indice che consideri davvero la necessità di misurare la crescita di una società non più come crescita "materiale", ma come crescita "culturale", e - perchè no - "spirituale".
Per la misura della crescita sociale conta più quanti soldi avete speso o quanti sorrisi avete fatto? Quante medicine avete comprato o quanti giorni di piena salute e benessere avete vissuto? Quanti soldi ha speso lo Stato per prigioni e polizia o quanto è calato il numero dei reati? Quanti poemi o trattati di filosofia sono stati scritti o quanti SUV e Iphone sono stati venduti? Se il nostro obiettivo è vivere in un mondo migliore dobbiamo anche saperlo misurare. Se non lo sappiamo ancora fare, questo mi sembra un ottimo spunto di lavoro per un sacco di cervelloni stra-pagati, ex-analisti di investment bank ed ex-trader di borsa che dovranno essere riallocati dopo l'applicazione del primo punto della proposta di riforma monetaria... E lavorando con l'intento di "misurare il benessere sociale" la sera sicuramente dormiranno meglio, oltre a guadagnare comunque i soldi che servono per star bene a loro e alle loro famiglie. Perchè applicando il primo punto della proposta di riforma - se non l'avete ancora capito - i soldi potranno essere creati senza debito per fare quello che serve. Tutto quello che serve. Con l'unico obiettivo di creare un mondo migliore per tutti noi e i nostri figli.

Ma come tutti spesso mi ricordano "l'uomo è uomo" e "l'occasione fa l'uomo ladro"...
Quindi cosa ci protegge dal rischio che uno "Stato" con la possibilità di creare tutti i soldi che servono per accrescere il benessere sociale (misurato però non più come crescita economica, ma come crescita "culturale" e "spirituale") non finisca per spenderne troppi e male?
E' un rischio concreto che potrebbe creare problemi seri. Un primo modo per risolverlo potrebbe essere quello di imporre l'assoluta "trasparenza" rispetto agli obiettivi e alle modalità (cioè le "quantità") dell'emissione monetaria. Oggi le banche non devono rispondere ai loro clienti su quanto denaro creano e a chi lo prestano. Al massimo devono risponderne ai loro azionisti (cui interessa probabilimente solo del loro dividendo...). Quindi al primo punto io aggiungerei intanto la parola "TRASPARENTE". Emissione monetaria pubblica, tutta, senza indebitamento e TRASPARENTE.
Che venga dichiarata pubblicamente. Quanta e per cosa. Questo sarebbe un primo controllo "implicito" del sistema, che permetterebbe subito di verificarne eventuali "sbilanciamenti"... Se il presidente della commissione che decide quanto denaro spendere decide di spenderne un tot per finanziare una tecnologia che produce suo fratello... almeno lo dovrebbe dichiarare pubblicamente!

Ma se qualcuno valutasse che per accrescere il benessere servisse a tutti avere un SUV e un Iphone chi ci impedirebbe di creare il denaro necessario per produrli e regalarli a tutti, anche in maniera trasparente? Saremmo tutti più felici con un SUV e un Iphone? Alcuni oggi siamo convinti che ci risponderebbero di sì... Proprio per questo occorre definire bene un "limite strutturale", cioè un limite implicito del sistema, che corrisponda esattamente a quello che abbiamo già oggi, ma che dobbiamo questa volta decidere volontariamente di adottare.

TERZO, ULTIMO E PIU' IMPORTANTE PUNTO

Di qui il terzo, ultimo e più importante punto della nostra proposta di riforma monetaria: l'esigenza di vincolare l'emissione monetaria alla sostenibilità ambientale.

Ogni singola emissione monetaria deve essere effettuata solo per finanziare attività che rispondano a due obiettivi: migliorare il benessere sociale E migliorare la sostenibilità ambientale (cioè ridurre l'impatto ambientale). L'uno e l'altro. Nel caso non risponda ad entrambe le esigenze (direttamente o indirettamente) una spesa non deve poter essere effettuata con nuovo denaro creato dal nulla.
Il denaro verrà così emesso per finanziare attività che siano "sostenibili" o contribuiscano a creare "sostenibilità" e che contribuiscano al benessere della popolazione umana e della terra su cui essa vive. Per "sostenibili" si intendono ovviamente attività che contribuiscano alla creazione di un sistema a ridotto o nessun consumo e impatto, cioè basato sul riciclo completo delle risorse, sull'utilizzo di energie rinnovabili e sull'azzeramento dell'inquinamento.

E anche in caso di errori di valutazione o di scelte errate ("errare humanum est"), il danno potrà sempre essere riparato con nuove risorse monetarie.

Chi fino ad oggi ha ragionato davvero in questo modo nel gestire l'emissione monetaria? Le banche commerciali (che ne emettono il 95%)? Le banche centrali (che ne emettono il restante 5%)?

Sapete benissimo che le prime ragionano prevalentemente in un'ottica di profitto e le seconde sono diventate ormai solo uno strumento di mantenimento dello status quo e un "cuscinetto" agli errori fatti dalle prime...


COMMENTO DELL'AMICO PIERO:

Ottimo Enrico! Come sempre condivido parola per parola tutto quello che hai scritto...MMT e Positive Money hanno colto il nocciolo della questione: in un sistema di fiat money (moneta creata dal nulla) non ha più senso parlare di debito pubblico e lo stato con le giuste limitazioni imposte dalla situazione economica e dall'inflazione potrebbe spendere tutti i soldi che vuole in attività produttive e sostenibili...gli inglesi però si sono spinti oltre e con Positive Money hanno elaborato un progetto perfetto, che non fa una piega, perchè include la possibilità di eliminare la moneta di banca commerciale (i nuovi depositi creati dal nulla in seguito all'apertura di un prestito)...
ti faccio solo un piccolo appunto tecnico: senza le riserve detenute presso le banche centrali, le banche commerciali non potrebbero fare prestiti nell'economia reale, quindi la moneta di banca centrale è importante eccome! (anche se quella circolante in banconote e monete è davvero una quantità minima e trascurabile)... a difesa poi degli americani della MMT, devo anche precisare che loro non si concentrano soltanto sul 5% della moneta di banca centrale, ma sulla spesa pubblica dello stato (per l'Italia si tratta di circa 700 miliardi di euro all'anno, il 45% del PIL nazionale) quindi gli effetti della loro proposta di riforma non sono assolutamente trascurabili nell'economia reale, anzi...liberare la spesa pubblica dall'assillo del debito, significa liberare dal debito il 45% della moneta circolante (messa in giro sempre tramite la banca centrale, per intenderci Banca d'Italia, e dalle altre banche commerciali per pagare stipendi, spese di gestione, consumi pubblici etc)...
ti do una dritta, per quanto riguarda la misurazione dell'efficienza di uno stato in un sistema privo di debito: invece del rapporto debito/PIL, che non avrebbe più senso, si dovrebbe utilizzare il rapporto Spese Energia/PIL, in questo modo lo stato virtuoso risulterebbe quello che mantiene un buon livello di sviluppo economico e commercio (PIL) minimizzando le spese per l'energia (riduzione dei consumi energetici, miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici, utilizzo di energie rinnovabili e riduzione del ricorso agli idrocarburi, che con il tempo diventeranno sempre più costosi)...analogamente, a parità di spese energetiche, lo stato più virtuoso sarebbe quello che riuscirebbe a massimizzare la sua capacità produttiva (aumento del PIL, piena occupazione, efficienza delle infrastratture, ottimizzazione dei trasporti, efficacia della spesa pubblica)...non so, magari, fra qualche giorno ci scrivo un altro articolo su questo argomento e poi te lo giro...a presto! Piero

RISPOSTA DI KALDARI REPORT

Ciao piero.. la MMT considera forse la possibilità di finanziare tutta la spesa pubblica col debito?
Ad oggi a noi risulta sia sostenuta in massima parte ancora dalle tasse.. Riguardo alle misure della crescita a nostro parere esse dovrebbero contenere anche parametri legati ad aspetti umani e sociali, non solo materiali, altrimenti siamo sempre da capo.. Inoltre come credo avrete capito consideriamo davvero obsoleto il concetto di 'massimizzazione della produttività di uno stato', almeno quanto quello di 'crescita del pil' o di 'rilancio dei consumi'. Sono 'valori' di un mondo in declino, basato sul consumo e sulla crescita materiale che stanno morendo con esso. Infine consigliamo la lettura del libro citato varie volte nell'articolo e nei miei commenti, in cui è perfettamente chiarita la differenza tra banconote, riserve e credito bancario, che noi ben conosciamo, ma abbiamo volutamente omesso a fini di semplificazione divulgativa. In ogni caso, il 5% che noi citiamo siete davvero sicuri che non comprenda anche le riserve, non solo le banconote...? Vi sfido a verificarlo.
Un caro saluto

Tratto da: https://www.facebook.com/notes/kaldari-report/paolo-barnard-vs-ben-dyson-la-modern-money-theory-superata-da-positive-money/329179240452097

Aggiungiamo noi un commento di Kaldari report tratto dalla loro pagina:

Caro Mario, onore al prof. Auriti e a tutti i precursori delle attuali proposte di riforma monetaria. Quello che non ci piace di alcuni di questi è solo lo "stile" (pensa ai video di Marra o all'atteggiamento "anti-confronto" di Barnard). Per il resto siamo tutti sulla stessa barca e ogni contributo è importante.
Questa non è una battaglia CONTRO qualcuno, ma una battaglia PER COSTRUIRE QUALCOSA: un mondo migliore basato su un sistema monetario giusto e sostenibile, per noi, per i nostri figli e per i nostri nipoti.
Ci riusciremo solo se riusciremo a dialogare con calma e buon senso, senza accusarci e stuzzicarci l'un l'altro come siamo abituati a veder fare i nostri pessimi politici in tv.

Se su questa pagina abbiamo mancato di rispetto a qualcuno (in effetti anche il nostro stile è spesso ironico e "tranchant") ce ne scusiamo.

Vi invitiamo però a considerare il principio insegnato da varie discipline orientali e occidentali legate alla psicologia, alla crescita e al controllo personale, secondo le quali "se qualcuno ti insulta il problema non è che qualcuno ti ha insultato, ma che tu hai percepito quelle parole come un insulto".

Come ironicamente ricordiamo nelle conferenze noi stessi abbiamo subito - più o meno serie - accuse di comunismo, fascismo, anarco-insurrezionalismo, complottismo, cospirazionismo e addirittura pessimismo.
Ma niente di tutto questo può toccarci, nè farci arrabbiare, nè distoglierci dal nostro intento di fondo: sensibilizzare più persone possibile e nel modo più corretto e completo possibile sui veri problemi che ci affliggono e su come risolverli...

...che è esattamente lo stesso intento che probabilmente ha mosso Auriti e molti altri prima e dopo di lui, in Italia e all'estero. Onore a tutti loro.

 http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-paolo-barnard-vs-ben-dyson-la-modern-money-theory-superata-da-positive-money-118962995.html


da IPHARRA FORLI' - su NO EUROPA - https://www.facebook.com/groups/machno/
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