mercoledì 19 giugno 2013

DI MARCHI E MARCHETTE.....

.....l'ultima bufala di Alberto Bagnai
Come Alberto Bagnai si è (meritatamente) guadagnata la sua fama è noto. Egli ha sfidato con coraggio la folta schiera di economisti  e politicanti asserviti alle potenti oligarchie euriste sostenendo, fatti e dati alla mano, la necessità per l’Italia di uscire dall’euro e tornare alla lira. Punto.

 Per questo, per primi, lo abbiamo apprezzato e difeso.
 http://www.wallstreetitalia.com/article/1587971/europa-salva-solo-se-germania-lascia-l-euro.aspx
Poi è venuto quello che abbiamo definito “voltafaccia”, la sua adesione al  Manifesto di solidarietà europea, lanciato il 24 gennaio a Bruxelles assieme ad una davvero ambigua compagnia.
Quindi la nostra critica, http://sollevazione.blogspot.it/2013/05/a-braccetto-con-soros-il-salto-della_28.html che ha fatto uscire dai gangheri il Nostro, adagiatosi sugli allori a forza di ricevere lodi ruffiane da parte dei suoi adepti.
 Che il nostro biasimo fosse giustificato è chiaro a chiunque abbia preso sul serio la battaglia politica contro il regime della moneta unica (non solo quindi contro l'euro), ad ognuno che sappia almeno distinguere i fischi dai fiaschi.

E’ un classico che chi abbia commesso un errore e non voglia riconoscerlo finisca per aggravare la sua posizione. Questo è proprio il caso di Alberto Bagnai. Si era già giustificato malamente sul suo blog, adesso l’ha dovuto fare pubblicamente, intervenendo su Il fatto Quotidiano dell’11 giugno, con un articolo dal titolo stentoreo: “L’Europa si salva solo se Berlino lascia l’euro”.
http://www.wallstreetitalia.com/article/1587971/europa-salva-solo-se-germania-lascia-l-euro.aspx

Il Nostro ci informa che domani, 15 giugno, a Parigi, verrà ri-presentato il Manifesto di solidarietà europea di cui è co-firmatario, un Manifesto che ha come scopo dichiarato, leggiamo su Il Fatto: “... evitare il collasso economico e politico dell’Unione europea”, un collasso che andrebbe appunto sventato spingendo la Germania a tornare al Marco, dando così sostanza all’idea intangibile della “segmentazione controllata dell’eurozona”.

Sul piano astrattamente teorico, dato che la dissoluzione dell’eurozona è nell’ordine delle cose- e lo è non solo per questioni di tecnica monetaria o di partite correnti, come pensa il Bagnai, ma a causa dell’insostenibilità del capitalismo-casinò che pone fine al lungo ciclo globalizzatore riportando in auge i conflitti inter-capitalistici e quindi la funzione degli stati-nazione— il ritorno al Marco della Germania è certo plausibile.
 Si tratta di capire, sbarazzandoci delle fumisterie econometriche che lasciano il tempo che trovano, due cose: la prima è se questa modalità è realistica e, in secondo luogo, a quale finalità questa modalità corrisponda.

Per chi scrive non è realistica, per la ragione che il grande capitalismo finanziario e industriale tedesco non vorrà rinunciare ai vantaggi enormi che la moneta unica porta alle sue ambizioni neoimperialistiche. La Merkel, a nome e per conto del grande capitalismo tedesco, è un’eurista di ferro, non a caso ha preso le difese di Draghi di contro alle critiche della Bundesbank, tanto più che è data grande vincitrice delle prossime elezioni di settembre. Alternative für Deutschland, da parte sua, come ha ben spiegato il suo leader Bernd Lucke, vuole che la Germania resti nell’euro con tutti e due i piedi.
 Tuttavia, ammesso che l'uscita della Germania dall'eurozona sia fattibile, non l'abbracciamo poiché questa soluzione, come Bagnai sottolinea su Il fatto Quotidiano, ha come finalità, appunto, quella di “evitare il collasso economico e politico dell’Ue”.

Paolo di Tarso ebbe la sua illuminazione a Damasco. Bagnai deve aver avuto la sua sulla via di Bruxelles. E’ come minimo singolare che s’inalberi se noi, non convertiti alla dottrina eurista, lo giudichiamo come un voltagabbana. Tutti si ricorderanno gli strali con cui il Nostro, per due anni, ha colpito tutti i paladini del “più Europa”, e lo spietato sarcasmo che egli ha rovesciato sugli “europeisti” a prescindere, quelli delle affinità elettive tra finlandesi e italiani, su tutti coloro insomma che respingevano i suoi argomenti che il ritorno alla Lira era non solo auspicabile ma inevitabile, nella logica delle cose.

Ci sono due passaggi del pezzo su Il fatto Quotidiano che hanno catturato la nostra attenzione. Nel primo, mefistofelico, il Nostro afferma:

«Ma mentre i nostri politici non possono ora venirci a dire che l’euro è stato un errore, ai politici del Nord è più facile scaricare sui paesi del Sud la colpa e propugnare come soluzione l’abbandono dell’euro. Lo sganciamento dall’Eurozona, vissuto al Sud come una sconfitta, al Nord sarebbe visto come il riappropriarsi di un simbolo vincente di identità nazionale (il marco)».

Fiorenzo Fraioli giustamente fa notare:

Il "manifestino" cerca una soluzione che eviti il redde-rationem ai politici del sud, che è invece proprio quello che essi si meritano e che vogliamo noi. Un redde-rationem che non può non esserci, perché l'euro è stato molto di più di un errore tecnico. Tenersi un euricchio, che sta in piedi perché se ne va l'ingombrante Germania, ma conservare tutto l'impianto liberista (concorrenza tra Stati oltre che tra operatori economici, libera circolazione dei capitali, indipendenza della BCE etc..), cioè una serie di cose che non serve essere marxisti per detestare dal profondo del cuore, significa continuare ad accettare il dominio della finanza privata sulla democrazia. Garantito dalla classe politica che ci ha propinato l'Unione Europea alla Maastricht.

Passaggio 2:

«Se una segmentazione dell’euro è necessaria, è più razionale realizzarla lasciando che nella transizione le economie più deboli godano della relativa stabilità della moneta unica: fra euforia da "nuovo marco" e panico da "liretta" è piuttosto evidente cosa convenga scegliere».

Fraioli chiosa:

Qui traspare, in modo evidente, l'urgenza di trovare una soluzione che freni il panico sui mercati. Saggezza da buoni padri di famiglia, o angoscia per la sorte dei piccioli? Ai posteri l'ardua sentenza.

Noi vorremmo insistere sul secondo passaggio, che pone un tombale epitaffio sul Bagnai che conoscemmo.

La relativa stabilità di una moneta unica che tenga assieme i cocci dell’attuale eurozona? Ma di che sta parlando il Bagnai? Ritiene davvero che un’unione monetaria europea, perché senza la Germania, non andrà incontro alle strutturali disfunzioni che la rigidità del cambio si porta appresso? O che sia possibile una moneta unica sovranazionale senza uno Stato unitario che affianchi alla moneta una comune politica del lavoro, di bilancio e fiscale, ed infine una politica di compensazione degli squilibri delle partite correnti e di eventuale mutualizzazione dei debiti esteri?


 Il Bagnai che fu è quello che ci fece scoprire Robert Mundell e i suoi studi sulle Aree valutarie Ottimali (Optimum Currency Area – OCA, a cui il Nostro ha dedicato un intero capitolo del suo libro).
 Scriveva Bagnai il 22 aprile di un anno fa quando, lungi dal flirtare coi liberisti, pascolava a sinistra :

«Robert Mundell lo aveva detto in modo cristallino quasi trenta anni prima: alla domanda “what is the appropriate domain of a currency area?” (quali sono le dimensioni appropriate di una unione monetaria) risponde “an essential ingredient of a common currency area is a high degree of factor mobility”: un elemento essenziale è un livello elevato di mobilità dei fattori. 
Cosa vuol dire? Vuol dire che una moneta unica può essere sostenuta da un’area geografica all’interno della quale sia facile per i lavoratori (il fattore lavoro) spostarsi da zone depresse a zone in espansione». [One (labour) market, one money, Goofynomics]

Bagnai pensa davvero che quella tra paesi tanto disparati quali la Grecia e la Slovacchia, o la Francia e l’Estonia, o l'Italia e il Portogallo (tanto per dire), possa essere un’Area valutaria ottimale? Una cazzata dal punto di vista strettamente economico, una bestialità neoliberista da quello politico e sociale. Entrambi ce la dicono lunga sul recente salto della quaglia del Nostro nel campo eurista.
Ognuno a questo punto tiri le conseguenze.

(Moreno Pasquinelli)

http://sollevazione.blogspot.it/2013/06/di-marchi-e-marchette-se-bagnai-chiude.html

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PS

Alberto Bagnai, intanto, ne ha combinata un'altra delle sue. Questa mattina ha depositato l’ultimo suo post in cui comunica che chiuderà il blog - http://goofynomics.blogspot.it/2013/06/chiudo-il-blog.html
Sconcerto e panico tra i suoi fans, che forse non capiscono che il suo blog gli è d'impiccio date le sue nuove frequentazioni euriste, in quanto prova e pistola fumante della sua vecchia fede sovranista.

Ad un suo aficionado che gli chiede di desistere risponde con eloquenza, citiamo:

«Anche tu non hai capito un cazzo, ma almeno sei spiritoso».

Ad un altro che si dispera e scrive:

“Sono senza parole. Grazie comunque per tutto quello che ha fatto”, il Nostro risponde testualmente:
«Io invece ne ho tre: sei un coglione. Ma, se può consolarti, sei in buona compagnia. Ho ricevuto tonnellate di email di melensi imbecilli col senso dell'umorismo di un lamantino. Accipicchia, che bella squadra ho tirato su! Avete proprio capito tutto! ??Poveri noi..».

In verità era una bufala, anzi un ballon d'essai, tanto per mettere alla prova il quoziente di masochismo dei suoi proseliti. Dopo alcune ore il Nostro scrive:
«A polliiiii!
Dio santo, è come pescare con la dinamite! Ma almeno ho capito molte cose. Ho capito quanti di voi mi capiscono (lo 0.00001%). Ho capito quanti di voi ancora pensano di potermi/dovermi dare consigli (il 1000000%). Ho capito quanti di voi hanno senso dell'umorismo (non pervenuto).
Non posso fidarmi di chi non si fida di me. E ora so di chi fidarmi. Di me».

Il Nostro è fatto così. Oltre ad essere un'opportunista Madre Natura l'ha tagliato con l'accetta e con un ego smisurato.

1 commento:

  1. Feder Antieuro19 giugno 2013 07:31

    A dire il vero,questo manifesto piace poco pure a noi.Di fatto è un'europa a due velocità,detta segmentazione da Bagnai,ma tale in pratica é.Condividiamo anche le obiezioni che vengono mosse in questo post e pure quelle di Brancaccio in altra sede.
    Checchè ne dica il professore,questo manifesto è una delusione,così pure certi suoi atteggiamenti.

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