martedì 11 giugno 2013

IL VERO SIGNIFICATO DELLA SPECULAZIONE

Si legge spesso che la speculazione finanziaria è la causa della crisi che stiamo attualmente vivendo. L’espressione non è sbagliata ma va secondo me chiarita nella sua portata se no la si confonde con la figura di colui che investe.
Speculatore è colui che lungi dall’investire nell’economia reale assumendosene i rischi relativi (l’attività che abbiamo avviato potrebbe andare male o il titolo su cui abbiamo investito crollare e questi sono per l’appunto due casi di investimenti), utilizza il mero strumento finanziario per incidere nella realtà economica, condizionandone le scelte e per trarne indebito profitto a scapito della collettività, estraendone valore aggiuntivo a proprio esclusivo guadagno ma determinando un danno generalmente e socialmente rilevante.
Una sorta di abuso di posizione dominante, la quale, seppur teoricamente vietata dagli stessi trattati UE, di fatto viene interdetta ai cd pesci piccoli ma consentita a quelli grandi a iniziare dagli stessi monopolisti del denaro ( FED e Sistema Europeo di Banche Centrali in primis).
Un’attività di continua estrazione di base monetaria dal sistema che produce ricchezza reale agli indisturbati rentier, attraverso l’uso del debito, pubblico e privato e la sua manipolazione tramite spread, giudizi delle agenzie di rating, credit crunch. Azione che non esiterei a definire criminale e come tale magistralmente descritta da Luciano Gallino fin dalle prime pagine del suo “Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi "- edizioni Einaudi).
Ma come può avvenire in concreto ciò? Facciamo un utile ed illuminante, per quanto un po’ lungo, esempio...
Io banca invito 100 possessori di immobile fatiscente e a reddito basso/bassissimo a contrarre un mutuo di 300.000 euro per l’acquisto di una nuova casa. A chi in buona fede mi ricorda la propria misera posizione, io banca corro a tranquillizzarlo e altero il suo statino paga/pensione: da 200 euro a 2000 euro (cd liar loans: anche questo hanno fatto i sigg. banchieri …), stabilendone, quindi, falsamente, il suo stato di solvibilità.
Ho quindi erogato mutui per complessivi 30.000.000 di euro (300.000 per 100); conoscendo le reali capacità economiche dei miei debitori (sovente percettori dei soli sussidi sociali di disoccupazione) mi affretto a fare di questi mutui un vero e proprio titolo di credito garantito da un bene sottostante ( la casa per la quale è stato contratto il mutuo). Ovviamente stipulo una sorta di contratto assicurativo sul titolo stesso (Credit default swap) che mi garantisce un flusso monetario in caso di perdita sul titolo emesso.
Ciò posto, faccio quotare il titolo stesso da un agenzia di rating (di proprietà delle stesse multinazionali a loro volta spesso dirette azioniste di maggioranza della mia banca…) la quale, naturalmente, valutando il titolo come sicuro, poiché “assicurato”, non avrà a questo punto dubbio alcuno ad attribuirgli una tripla AAA….(valutazione massima, in pratica: titolo DOC)
Attraverso una società da me controllata, io banca me ne libero e vendo questo titolo ad un altro soggetto che lo acquista senza esitare, vedendo i rendimenti alti del titolo stesso (per forza, dato il rischio altissimo di insolvenza che si trascinano dietro..) in un panorama finanziario in cui i tassi di interesse sono artificiosamente tenuti bassissimi, prossimi allo zero (magari perché un capo di stato alla TV ha detto che “si ragazzi, abbiamo tutti subito un grosso shock per un qualcosa di brutto accaduto sul finire dell’estate, ma adesso massima fiducia, “people”, dobbiamo fare tutto il possibile perché l’economia non cada in stallo e riparta).
Nel contempo grandi istituti finanziari producono e immettono prodotti derivati quali vere e proprie scommesse di fallimento di quegli stessi soggetti ai quali altri derivati erano stati da loro stessi ceduti.
In questo mare di precaria instabilità e di rischio portato all’estremo, facile intuire come ad ogni passaggio di mano di interi pacchetti (ABS: Assets Backed Securities) o addirittura “pacchetti di pacchetti” (CDO: Collateralized Debt Obligations) fiocchino commissioni miliardarie a favore di dirigenti e top manager della grandi banche che si scambiano tra loro questo “tossicume” (li hanno definiti junk bond: letteralmente titoli monnezza, come si dice a Roma), sovente finito anche in Fondi comuni di investimento e Fondi pensione e come, parallelamente, si espanda il mercato immobiliare, agevolato dal facilissimo accesso al credito. 
Fino a quando tutto diventa più incerto, iniziano le interruzioni dei flussi, si scopre che le banche “non possono quantificare con esattezza i propri portafogli in titoli” e tutto inizia a procedere esattamente all’incontrario. Solo con velocità enormemente superiore.
Le banche iniziano a pretendere immediati rimborsi di prestiti concessi in modo irresponsabile, il mercato immobiliare inglobato in questa enorme bolla si sgonfia velocemente, si reclamano pagamenti alle società con le quali erano stati stipulati i suddetti contratti assicurativi, il panico dilaga, tutti vogliono vendere ma nessuno acquista e neanche le banche si prestano più denaro tra loro, diffidando reciprocamente dell’altrui solvibilità. I debitori, “sfruttando” una tipica normativa americana di salvaguardia, si liberano dell’intero debito cedendo il proprio immobile alla banca e andando a dormire nei parcheggi o in strada.
Anche coloro potenzialmente solvibili rinunciano ad onorare il proprio debito atteso che non ha senso continuare a onorare un mutuo di 300.000 dollari per un casa che ne vale 100.000. Tanto vale cederla alla banca, liberarsi dal debito e tentare di acquistare ai nuovi prezzi.

Alcune osservazioni si rendono necessarie su questa forma estrema di speculazione:

1. Quel che è accaduto smentisce una volta per tutte le teorie astruse di coloro che sostengono la “neutralità” del denaro rispetto ai cicli economici e all’economia reale. La prova ne è stata la devastazione di un intero sistema economico quale quello americano, il cui debito pubblico è decollato proprio grazie ai salvataggi cui l’Amministrazione Obama si è vista costretta, con ulteriori negative conseguenze a livello mondiale.

2. L’assenza totale della politica dal palcoscenico: la finanza ha avuto modo di attuare indisturbata ogni suo piano, di certo agevolata dal fenomeno delle “revolving doors” per cui importanti esponenti politici andavano e venivano (anzi: vanno e vengono) dal mondo finanziario prima e dopo l’aver assunto importanti cariche pubbliche, in primis quella di Sottosegretario al Tesoro; non si può capire poi che ruolo decisivo possa assumere la politica se, per primo, proprio il Presidente, viene eletto grazie montagne di milioni di dollari messi “liberamente” a disposizione del candidato premier da banche tipo Goldman & Sachs.

3. La mancanza di fiducia che tali eventi hanno determinato nell’attuale sistema economico: non si capisce più ormai come, quando e in cosa investire, cosa é liquido e cosa no, in un contesto in cui l’economia reale è divenuta una lontana appendice di quella finanziaria; per ogni dollaro circolante nell’economia reale ne esistono almeno venti circolanti in quella finanziaria – speculativa, in grado di garantire rendimenti più rapidi e più consistenti per gli investitori – speculatori.
L'usodi potentissimi strumenti informatici ha consentito addirittura di svincolare la stessa gestione umana di queste operazioni (HFT: High Frequence Trading) attraverso l’uso di programmi in grado di compiere migliaia di operazioni in millesimi di secondo su qualsiasi piazza mondiale, sfruttando differenziali di costo anche bassissimi ma mobilitando somme enormi in tempi infinetesimali e lasciando l’effetto del costo rialzato(o ribassato in caso di vendita) a colui che arriva un millisecondo dopo.

4. Il mondo politico pare non aver imparato nulla della lezione: si sono finanziate le banche invece che i governi in difficoltà (sovente proprio per averle aiutate) ma ci si è guardati bene dall’imporre regole e paletti al sistema finanziario affinché ciò che è accaduto non si ripeta più (esiste un progetto di legge USA, Dodd Frank Act, che vorrebbe porre dei freni all’attività finanziaria speculativa ma che attualmente pare ben lungi dall’essere approvato per la forte opposizione repubblicana).

5. La separazione tra banche d’affari e banche ordinarie consacrata nella Glass Steagall Act del 1933 aveva consentito all’Amministrazione Roosvelt ottimi risultati nel contenere il potere delle banche, le cui artificiose e ben programmate manipolazioni di debito e mercato azionario avevano provocato la crisi del 29’ e la successiva Grande Depressione degli anni 30’, durata fino alla 2^ guerra mondiale.
L’abolizione del Glass Steagall avvenuta nel 1999 ha aperto la strada alla creazione di soggetti Too Big To Fail, troppo grandi per (essere fatti) fallire.
A differenza di quel che pensano molti questa abolizione non solo favoriva le concentrazioni bancarie (iniziate addirittura nel 1998, Glass Steagall vigente, con la fusione tra i colossi Citycorp e Travel Groups, nella multinazionale del credito Citygroup) ma forniva l’alibi perfetto al mondo politico per agire da sponda al sistema finanziario, grazie all’azzardo morale sovente ricordato da economisti del calibro di Stigliz (“Bancarotta. L’economia mondiale in caduta libera”) e Mihm/Roubini (“la crisi non è finita”): se cadono le banche, spariscono i depositi della gente, si esaurisce la domanda, subentra la miseria, le agitazioni imperversano e patatrac in tutto il mondo, con i politici primi chiamati in causa. Tutto molto logico, tutto molto tragico.

6. L’importanza dello shadow banking per cui la maggior parte di questi titoli sono stati trattati Over the counter cioè al di fuori di ogni contabilità ufficiale attraverso delle “società veicolo” appositamente costituite proprio per garantire la massima, tollerata, opacità di tali operazioni.

Superfluo aggiungere che l’espansione della bolla e della crisi ha colpito un po’ tutti a livello mondiale anche perché le grandi banche USA, Goldman Sachs in testa, grazie ai loro rappresentanti europei e asiatici, hanno avuto via libera per la diffusione dei loro junk bond “everywhere” nei rispettivi Paesi.
Da noi hanno agito pro Goldman i vari Prodi, Monti, Draghi, quest’ultimo addirittura vice presidente per l’Europa della stessa banca, e a disastro avvenuto, manco a dirlo, promosso con la nomina di Governatore della Banca d’Italia.
Aspetti tenuti nell’ombra dai timorosissimi mass media (che vivono di sovvenzioni pubbliche) pronti ad accanirsi ferocemente sul libro “mignottocrazia” comprato coi rimborsi elettorali dalla Minetti, per ben 16 euro, ma pronti ad ignorare l’oscuro passato e le gravi responsabilità nel presente, dei veri potenti o meglio dei rappresentati dei veri potenti, i quali usano la speculazione, in questo suo grave ma omnicomprensivo significato, come arma tra le più distruttive per l’intera collettività ma contro la quale, ancora oggi, purtroppo, non si intravede arma di difesa, né un autentica coscienza popolare circa l’incombente pericolo che viviamo.

(Ludovico Fulci )
6 giugno 2013


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